Abbiamo sottolineato, settimana scorsa, come non solo molti addetti ai lavori ma anche la maggioranza degli italiani vedrebbero di buon occhio l’introduzione del ballottaggio nelle elezioni politiche nazionali, così come succede per l’elezione del sindaco. Sarebbero in questo caso gli stessi elettori a decidere chi governerebbe il Paese, senza accordi tra i partiti e senza leggi elettorali confuse e manipolatrici. Purtroppo, nella proposta di legge elettorale che l’attuale governo sta elaborando, il ballottaggio non è (ancora?) previsto, e il risultato che verrà dipenderà molto (troppo?) da come i partiti si organizzano, da come decidono di presentarsi, insieme a una certa forza politica (ad esempio: Vannacci da una parte o Renzi dall’altra) oppure senza alcun accordo.

Ma cosa succederebbe se…? L’Istituto di ricerca Ipsos ha svolto in questi giorni un sondaggio in cui ha chiesto agli intervistati quale fosse la coalizione che preferivano per governare il paese, in un ballottaggio virtuale. Per il centrodestra, si sono presi in considerazione gli attuali partiti che fanno parte della coalizione, con l’esclusione di Futuro Nazionale di Vannacci che ancora ne è fuori; per il centrosinistra le forze politiche del cosiddetto “campo largo”, quindi con Renzi e +Europa. Per avere un quadro più completo, Ipsos ha poi ipotizzato due scenari, che rispecchiano gli attuali “dubbi” dell’area progressista, che riguardano – come noto – la possibile leadership della coalizione. Nel primo scenario, si ipotizzava Elly Schlein come candidata premier, nel secondo Giuseppe Conte. Nel centrodestra ovviamente la candidata era sempre Giorgia Meloni.

Come si poteva immaginare, viste le ultime rilevazioni, gli scarti tra le due coalizioni sono stati minimi, non superiori al 2-3%. Nel caso di Schlein candidata, il centrodestra vincerebbe per 51,3% a 48,7%; nel caso di Conte candidato, sarebbe viceversa il centrosinistra a prevalere per 52,2% a 47,8%. Siamo sempre nel campo dell’incertezza, visto l’errore di campionamento delle stime che è intorno al 3%. Incerti, certo, ma abbastanza indicativi. A questi risultati si giunge perché gli elettori pentastellati sarebbero un po’ più restii a votare la coalizione con Schlein leader (il 15% tra loro si dichiara incerto), mentre gli elettori dem accetterebbero più volentieri la leadership di Conte (qui è indeciso soltanto il 7-8%).

Sull’altro fronte, è interessante capire come si comporterebbe l’elettorato oggi vicino a Vannacci: con Schlein candidata, il 90% sarebbe disposto a votare Meloni, mentre questa percentuale si abbassa di una decina di punti (80%) con Conte candidato. La sua presenza aumenterebbe dunque, seppur di poco, l’indecisione nelle fila dei potenziali “vannacciani”, permettendo anche per questo motivo il lieve vantaggio della leadership di Conte rispetto a quella di Schlein.

Ipotesi “di scuola” ancora lontane dall’essere praticabili, ovviamente, che però rendono più interessante e appealing la possibile introduzione di un secondo turno nella legge elettorale stessa.

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