Nada Cella aveva acceso il computer, era appena arrivata al lavoro. Era considerata una “brava ragazza”. È morta massacrata, da un’arma mai trovata, nell’ufficio del commercialista Marco Soracco, suo datore di lavoro. Quello di Via Marsala a Chiavari è considerato uno dei cold case italiani più cruenti e mai risolti degli anni novanta. Era il maggio del 1996. Non è mai stata fatta chiarezza su quel delitto sconvolgente che molti hanno paragonato al quello di via Poma, quello di Simonetta Cesaroni, a Roma, nell’agosto 1990. Adesso dei nuovi accertamenti potrebbero riaprire il caso.

CHI ERA NADA CELLA – Nada Cella era figlia unica. Il padre Bruno era impiegato al Comune. La madre Silvana bidella. Era il 6 maggio 1996 quando usciva di casa. Andava in biciletta al lavoro, nello studio del commercialista Marco Soracco, in un palazzo della Chiavari Vecchia. Via Marsala. Apriva lo studio e intorno alle 9:00 apriva la porta a una persona che bussa al citofono.  Nada venne trovata massacrata, colpita alla testa e al pube almeno 15 volte con un oggetto contundente e pesante che non sarà mai ritrovato. Aveva il viso e il torace coperti di sangue. A chiamare il 113 è il titolare dell’ufficio, che abita al piano di sopra con la madre, e che inizialmente parla di incidente. Nada muore all’ospedale San Martino dopo una breve agonia.

IL CASO – Le indagini sono considerate un fallimento totale. La scena del delitto viene alterata. Gli investigatori concedono alla madre e alla zia di Soracco, preoccupate per il decoro del locale, di pulire le macchie di sangue sul ballatoio e in alcuni punti dello studio. Non c’è da subito accordo sulla possibilità di intercettare le conversazioni telefoniche degli inquilini. I prelievi del Dna non sono concessi per dettagli giuridici. Il caso è stato archiviato alla fine del 1998. Scagionati il commercialista e la madre.

GLI ACCERTAMENTI – La vicenda è tornata ad anni alterni. Accertamenti nel 1999 su un muratore, i diari della ragazza fanno riaprire le indagini nel 2005, il racket della prostituzione nel 2006, capelli che poi non si riveleranno di Nada nel 2011. Il Procuratore Capo di Genova Francesco Cozzi sta provando per l’ennesima volta a riaprire le indagini. Sta facendo affidamento su tecnologie che nel 1996 non esistevano. Frammenti di Dna sono stati inviati a Milano, Roma e negli Stati Uniti, presso l’Fbi, per degli accertamenti.

Bruno Cella intanto è morto nel 1999, colpito da un infarto mentre tornava dal cimitero dov’è sepolta la figlia. La moglie Silvana Smaniotto ha detto a Il Corriere della Sera: “Non vorrei che queste novità fossero dovute solo al fatto che sono venticinque anni tondi dalla morte di Nada. Ma anche se fosse, fino a quando non salterà fuori il colpevole sarà sempre giusto provarci. “Ben venga il riesame dei reperti, se sono stati conservati correttamente. Speriamo faccia chiarezza”, ha detto Marco Soracco al Secolo XIX.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.