Da quando è morto il presidente Hugo Chávez, il potere del chavismo si è frammentato in almeno cinque poli: quello di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores; quello di Vladimir Padrino López, ministro della Difesa; quello di Diosdado Cabello, già ministro dell’Interno e amico intimo di Chávez e Maduro; e quello di Jorge Rodríguez e di sua sorella Delcy Rodríguez. Quest’ultima è la figura chiave degli eventi più recenti nel Paese sudamericano. Sarebbe lei, infatti, la donna scelta dal chavismo – e ben vista dagli americani – per guidare una transizione in Venezuela.

Il giornalista Víctor Amaya, direttore del quotidiano indipendente venezuelano Tal Cual e corrispondente del quotidiano spagnolo La Razón e di Radio France Internationale, spiega perché sembrerebbe che gli Stati Uniti abbiano deciso di negoziare con Delcy Rodríguez e non con María Corina Machado, leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace 2025. «Per negoziare c’è bisogno di due parti ed è evidente che gli Usa hanno deciso di farlo con il vertice del chavismo, per dare stabilità al Venezuela in assenza di Nicolás Maduro – ha spiegato Amaya –. Come ha confermato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, la realtà è che María Corina Machado e gran parte dell’opposizione sono in esilio, fuori dal territorio venezuelano. E ci sono questioni immediate da affrontare con chi si trova sul posto. E chi è lì fa parte della struttura del governo di Maduro».

Secondo il giornalista, siamo di fronte alla nascita di una cosiddetta dictablanda (dittatura morbida), simile a quella vissuta dalla Spagna dopo Franco con Dámaso Berenguer, o a quella successiva a Trujillo nella Repubblica Dominicana, o ancora a quella di López Contreras in Venezuela dopo la dittatura di Juan Vicente Gómez tra il 1936 e il 1941. Sarebbe dunque una dictablanda guidata da Delcy Rodríguez dopo Maduro. Amaya sottolinea che «gli Stati Uniti hanno mandato un messaggio molto chiaro: noi controlliamo il Paese. È però evidente che esiste un controllo istituzionale interno. Il messaggio, ribadito da Rubio, è che il Venezuela non può diventare un epicentro di operazioni iraniane, russe o cinesi nell’emisfero. Non può essere una priorità vendere il petrolio venezuelano in maniera opaca, se il popolo venezuelano non ne trae beneficio e se non si rispettano gli interessi geopolitici degli Usa». E perché Delcy Rodríguez, invece degli altri uomini forti del chavismo? Amaya richiama la teoria – sostenuta anche dal New York Times – secondo cui la Casa Bianca avrebbe apprezzato la capacità della ministra dell’Economia di aumentare la produzione petrolifera del Venezuela e l’export di greggio, nonostante le severe sanzioni internazionali.

D’ora in poi, il mondo assisterà a un processo di adattamento in Venezuela, anche sul piano giuridico. «Delcy Rodríguez ha l’obbligo di stabilizzare il Paese in un periodo determinato, un anno o forse due, per poi convocare elezioni. Sarebbe più o meno a metà del mandato di Maduro, seguendo la logica chavista secondo cui sarebbe stato lui a vincere le elezioni del 2024. Quando arriverà quel momento, Delcy confermerà che l’assenza di Maduro è assoluta e che è necessario convocare nuove elezioni». Nel frattempo, la popolazione vive nell’attesa di capire cosa accadrà. «Hanno portato via Maduro, ma nulla è ancora cambiato – conclude Amaya –. La gente aspetta di vedere effetti concreti nella vita quotidiana, soprattutto con una crisi economica peggiorata negli ultimi mesi e con la percezione che non esista ancora libertà. Perché non abbiamo visto manifestazioni di gioia o celebrazioni nelle strade venezuelane? Semplicemente perché è andato via Maduro, ma non è caduto il sistema».

Rossana Miranda

Autore

Giornalista Formiche.net