La sospensione con rinvio del voto sul governo Draghi sulla piattaforma Rousseau, chiesto a gran voce da Beppe Grillo martedì sera ed “eseguito” questa mattina dal reggente politico Vito Crimi, non va letto solo con il timore dei vertici pentastellati di non governare più la base del Movimento, con la paura di finire sotto nella votazione online.

Il retroscena, basato sull’analisi dei dati social, fornita da Pietro Raffa, è esemplare. Il digitale strategist e docente alla Business School del Sole 24 ore ha infatti evidenziato come la fretta di Grillo e soci di bloccare il voto online è basata, incredibilmente per un partito nato dal web, su una lettura sbagliata delle reazioni online.

Si tratta a tutti gli effetti di una rivisitazione in salsa web degli ormai 101 di Prodi, i parlamentari “traditori” che boicottarono l’elezione dell’ex premier a presidente della Repubblica nel 2013. Questa volta i numeri sono leggermente maggiori: si tratta secondo Raffa dei 122 account Twitter che hanno spinto i vertici del Movimento 5 Stelle a fermare il voto su Rousseau scatenando la furia della base più “oltranzista” sulle posizioni anti-Draghi.

Un problema sorto dopo le oltre 10mila “uscite online” su Twitter in cui si dichiarava di votare ‘No’ alle consultazioni su Rousseau, numeri che hanno spaventato i vertici ma che non li hanno spinti a un esame più approfondito.

I 122 account presi in esame, scrive Raffa, sono “tutti di area dibattistiana e più volte in passato hanno partecipato ad azioni di questo tipo”. Insomma, è possibile che il Movimento 5 Stelle sia caduta in una delle famose “bolle social”?

Dall’altra parte è pur vero che Twitter, pur essendo una piattaforma social di maggiore “opinione” e più politica, non vede particolarmente attivi gli attivisti grillini, che si riversano principalmente su Facebook, dove non ci sono (ancora) dati simili.