Secondo giorno per il secondo round di consultazioni del presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi, che oggi riceverà a Palazzo Montecitorio i ‘big’ del Parlamento. L’ex numero della Bce riceverà infatti le delegazioni di Maie, Leu, Italia Viva, Forza Italia, Lega, Partito Democratico e Movimento 5 stelle. Domani invece si riprenderà con le parti sociali che siederanno al tavolo di Draghi.

Una seconda giornata che sarà segnata ancora dall’incertezza dopo la scelta del Movimento 5 Stelle di sottoporre l’eventuale sì a Draghi al voto sulla piattaforma Rousseau, con gli iscritti che saranno consultati in una due giorni dal 10 all’11 febbraio.

A sorpresa è sbarcato questa mattina a Roma Silvio Berlusconi. Il presidente di Forza Italia, in un tweet che mostra la foto che lo ritrae scendere dal suo aereo privato, scrive: “Parteciperò alle consultazioni con il presidente del Consiglio incaricato, professor Mario Draghi”.

NESSUNA SORPRESA DAL MAIE – La coalizione dei “responsabili” nata per supportare il mai nato Conte ter si è schierata, senza sorprese, a favore del governo Draghi. Andrea Causin, senatore fuoriuscito nelle settimane scorse da Forza Italia, ha parlato del premier incaricato da Mattarella come “la quintessenza dell’europeismo”. Causin all’uscita dal colloqui con Draghi ha anche confermato quanto emerso dal primo giorno delle seconde consultazioni, ovvero l’intenzione dell’ex Bce di prolungare l’anno scolastico in corso fino alla fine di giugno.

LEU DISPONIBILE (CON LIMITI) – Dopo l’apertura a Mario Draghi da parte del portavoce nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni in un’intervista al nostro giornale, la conferma è arrivata all’esito delle consultazioni di questa mattina. “Abbiamo riconfermato al presidente incaricato la nostra disponibilità ad accogliere l’appello del presidente Mattarella e a proseguire l’interlocuzione”, ha spiegato ai cronisti Federico Fornaro, capogruppo di Leu alla Camera, dopo aver incontrato il presidente del Consiglio incaricato. Da Fornaro è arrivato un appello alla vecchia maggioranza del Conte bis (senza IV) ad avere “un atteggiamento univoco sul costituendo governo Draghi“, ma sullo sfondo resta il tema già evidenziato da Fratoianni sulla difficoltà ad appoggiare un governo con la presenza della Lega.

SOSTEGNO DA IV SIA CON TECNICI CHE CON POLITICI – Non riserva sorprese l’intervento dopo la consultazione con Draghi della delegazione di Italia Viva. L’ex ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova ha confermato l’appoggio senza esitazioni dei renziani al governo di “alto profilo” chiesto dal Quirinale, tirandosi fuori anche dalle polemiche sulle componenti dell’esecutivo: “Sulla composizione del Governo noi lo abbiamo detto, noi in base alla scelta che lui farà comunque lo sosterremo. Starà a lui scegliere se sarà un Governo sostenuto solo da tecnici o ci sarà un coinvolgimento dei politici. Questo Paese ha bisogno di segnali di speranza e di coraggio”, ha detto la Bellanova.

IL DESTINO DI CONTEMaria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, è intervenuta invece su domanda dei cronisti alla possibilità che l’ex premier Conte sia il candidato di PD e M5S alle suppletive a Siena per il seggio alla Camera di Pier Carlo Padoan. Per l’ex ministra “è prematuro parlarne adesso. Sentiremo i nostri rappresentati sul territorio, per Italia Viva la priorità è data al Paese un Governo. Il destino personale del presidente Conte non è la priorità, la priorità è il Paese”.

FDI NON VOTERÀ LA FIDUCIA – No alla fiducia all’esecutivo Draghi. Giorgia Meloni ha confermato la linea di opposizione di Fratelli d’Italia dopo un lungo confronto, durato oltre un’ora, col presidente incaricato. “Non mi aspettavo che Draghi potesse leggere le nostre proposte ieri notte, ma la nostra posizione è immutata. Non voteremo la fiducia ma faremo opposizione responsabile e patriottica”, ha detto ai cronisti la leader di FdI. Meloni ha spiegato di aver chiesto a Draghi di abolire misure prese dal precedente governo come cashback e la lotteria degli scontrini, oltre a superare lo strumento del Dpcm.

Delusione e una stoccata invece sul tema tasse: pur apprezzando l’impegno di Draghi a non aumentarle, la Meloni ha riferito che il premier incaricato “ha parlato di un sistema basato sulla progressività e questo significa che non ci sarà la flat tax e mi dispiace”. Un richiamo quest’ultimo che è anche una punzecchiatura a Matteo Salvini, che da sempre spinge per una soluzione di questo tipo in Italia.

IL PD NON PONE VETI SULLA MAGGIORANZA – Da parte del Partito Democratico è arrivato un sostegno piuttosto ampio a Mario Draghi. Il segretario Nicola Zingaretti ha infatti lasciato al premier incaricato la palla sul perimetro della futura maggioranza: “Il punto è verificare quale perimetro programmatico e parlamentare il governo dovrà avere, è la valutazione che deve fare Draghi ed è il cuore di questi colloqui”, ha spiegato il segretario Dem.

Il numero del Pd ha spiegato ai giornalisti di non aver parlato con Draghi “dei rapporti con altri partiti e in particolare con la Lega. Pd e Lega sono e rimangono due forze alternative e penso che sia un approccio condiviso anche dalla Lega. Siamo e rimarremo forze alternative e per questo abbiamo detto nessun veto a prescindere”.

BERLUSCONI DICE SÌ AL GOVERNO “PER L’UNITÀ DEL PAESE” – Larghissima apertura al governo Draghi anche da Forza Italia, che dal primo momento della crisi si era subito spesa in chiave europeista per un esecutivo guidato dall’ex numero uno dell’Eurotower di Francorte. A ribadirlo è stato il presidente degli azzurri, Silvio Berlusconi, volato a Roma per il colloquio con Draghi dalla Provenza. “Faremo la nostra parte con lealtà e spirito costruttivo, mettendo da parte calcoli elettorali per pensare solo al bene del Paese. L’Italia saprà risollevarsi”, ha detto con una voce lievemente affannata l’ex premier. Berlusconi ha però chiarito che il sostegno largo a Draghi non sarà anche la nascita di una nuova maggioranza politica, perché i partiti “sono alternativi per loro natura e storia” e che quindi l’esecutivo “durerà solo per il tempo necessario a superare questa drammatica crisi“.

SALVINI E LA FLAT TAX: “IMPORTANTE E’ RIDUZIONE TASSE” – Con il premier incaricato Mario Draghi “è stato un incontro intenso e utile, spero reciprocamente stimolante”. Queste le parole di Matteo Salvini, leader della Lega, al termine dell’incontro con l’ex presidente della Bce. “Abbiamo condiviso la necessità che si difenda l’interesse italiano con spirito europeo. No quindi all’austerità, una sensibilità che credo sia condivisa”. Il segretario del Carroccio ribadisce il dietrofront sui migranti: “Sul tema del contrasto all’immigrazione noi chiediamo che le politiche siano di stampo europeo, che tratti la gestione come lo fanno altri Paesi. Una buona gestione dei confini, dell’integrazione e contrasto al traffico degli esseri umani”. Salvini precisa che nell’incontro “non abbiamo parlato di ministri e di poltrone: abbiamo fiducia nell’idea di Italia e di squadra che ha Draghi” anche se, facendo riferimento al ministro della Salute Roberto Speranza, “è chiaro che qualcosa non sta funzionando e siccome la messa in salute è stata posta dal presidente Mattarella serve un cambio di passo”.

“Una delle priorità – sottolinea – è lo sviluppo, lo sblocco dei cantieri e quindi la revisione del codice degli appalti. Mi fa piacere che Draghi abbia citato come esempio il modello Genova, che abbiamo visto da vicino, con burocrazia zero, che sarebbe un volano per tutto il paese da nord a sud”. “Sulle tasse . aggiunge – usciamo sollevati da questo incontro. L’impegno da noi avanzato e condiviso dal professore è nessuna nuova tassa, nessun aumento dell’Imu, nessuna patrimoniale e un tavolo per la riforma dell’Irpef. Per noi è motivo di ottimismo”.  A chi gli ricorda l’impegno leghista sulla flat tax dice: “‘Mi basta l’impegno a tagliare le tasse”.

Tornando all’Europa precisa: “Siamo saldamente e convintamente per cambiare alcune regole che lo stesso Draghi ha riconosciuto non più adatte al nostro tempo. Non per cambiare gruppi”. Nessun accenno alla legge elettorale: “Credo che non sia priorità. Il proporzionale credo che riporti l’Italia indietro di 30 anni, spero tuttavia che il parlamento non perda neanche un quarto d’ora a litigare su questo, sarebbe un insulto per gli italiani”.

I CINQUE STELLE: MES NO NEL PROGRAMMA DRAGHI – L’ultimo giro di consultazioni è toccato al Movimento Cinque Stelle con il capo politico Vito Crimi che ha sottolineato come con Draghi si sia affrontato anche “il tema del Mes. Ed è stato molto chiaro, una misura come questa va utilizzata se ci sono piani e motivi, che ad oggi non ci sono. Così come la convenienza economica.Il Mes non è stato infatti minimamente menzionato nel programma di governo”, aggiunge.
Sul voto in programma a partire da domani sulla piattaforma Rousseau Crimi rivolge un appello “all’intelligenza collettiva per il bene del Paese”. “Ci sarà una consultazione con i nostri iscritti sul nuovo governo, come già accaduto nelle precedenti occasioni” ha chiarito.

Redazione