Il presidente della Repubblica ha parlato dal Quirinale di un governo “di alto profilo” prima di convocare per le 12 di oggi Mario Draghi al Colle, per ricevere l’incarico di formare un governo “per far fronte con tempestività alle gravi emergenze in corso”. Ma già nella notte sono sorti i primi dubbi: l’ex presidente della Banca centrale europea avrà i numeri per formare l’esecutivo?

L’uomo che ha salvato l’Euro potrebbe essere finito paradossalmente in una sfida ancora più ardua: trovare i numeri nei due rami del Parlamento per portare a termine le riforme che da anni servono all’Italia, oltre a fare fronte alle sfide economiche (Next Generation EU) e sanitarie (piano di vaccinazione) generate dal Coronavirus.

Il messaggio del presidente della Repubblica, il forte richiamo alla responsabilità dei partiti, doveva essere l’assicurazione per una maggioranza solida, ma in realtà i numeri sembrano essere molto più in bilico.

Chi si è già sfilato da una maggioranza larga a sostegno di Draghi è il Movimento 5 Stelle, scottato dal fallimento delle consultazioni affidata a Roberto Fico che hanno segnato la fine del sogno Conte Ter. Il reggente politico Vito Crimi, che rappresenta l’area governista dei pentastellati, ha annunciato chiaramente il ‘no’ al governo tecnico a guida Draghi: “Qualcuno ha deciso di anteporre i propri interessi, la ricerca delle poltrone, a quelli dei cittadini. Il Capo dello Stato ha dovuto dunque prendere atto della situazione e intraprendere la strada più impervia, quella di un governo tecnico. Una tale tipologia di esecutivi è già stata adottata in passato, con conseguenze estremamente negative per i cittadini italiani. Il MoVimento 5 Stelle, già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi”, ha scritto su Facebook e in piena notte Crimi.

Altri che si tirano fuori dal governo Draghi sono quelli di Liberi e Uguali, partito che esprime l’attuale ministor della Salute Roberto Speranza. “Mi pare molto difficile sostenere un governo di questo tipo”, ha spiegato questa mattina Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e parlamentare di Liberi e Uguali, ad Agorà Rai Tre.

Chi invece appoggerà senza ombra di dubbio un eventuale governo a guida Draghi è Italia Viva. I renziani dopo aver ottenuto lo ‘scalpo’ di Giuseppe Conte subito dopo il discorso di Mattarella hanno sostenuto senza tentennamenti le mosse del Quirinale, compresa la chiamata al Colle di Draghi. Con i renziani un sicuro sì arriverà anche dalla galassia centrista dei responsabili, che potranno offrire una ‘scialuppa’ all’ex presidente della Bce.

Il Partito Democratico, dopo la fine traumatica del tentativo di riportare Conte a Palazzo Chigi con la vecchia maggioranza, nonostante alcuni mugugni interni per la condotta da parte della segreteria Zingaretti delle trattative con Fico e gli ex alleati, non dovrebbe far mancare il suo appoggio ad un esecutivo tecnico a guida Draghi. L’appello alla responsabilità arrivato da Mattarella non resterà inascoltato.

Nel centrodestra le posizioni si fanno più sfumate. Fratelli d’Italia, tramite Giorgia Meloni, ha chiarito che l’opzione resta quella del voto perché “la soluzione ai gravi problemi sanitari, economici e sociali della Nazione non è l’ennesimo governo nato nei laboratori del Palazzo e in mano al PD e a Renzi”. La leader di FdI quindi, pur chiedendo elezioni, spiega anche come “all’appello del Presidente rispondiamo che anche dall’opposizione ci sarà sempre la disponibilità di Fratelli d’Italia a lavorare per il bene della Nazione”.

Forza Italia si trova tra incudine e martello: da una parte la volontà di rispondere all’appello del Quirinale dimostrandosi una forza responsabile, anche per la rivendicata amicizia di Berlusconi con Draghi, dall’altro lato però il rischio di spaccare il fronte del centrodestra con Meloni e Salvini. Il leader della Lega appare oggi in difficoltà: pur spiegando di non avere “pregiudiziali su Draghi”, l’ex ministro dell’Interno ha spiegato in una intervista al Corriere della Sera i punti imprescindibili per sostenere l’esecutivo dell’ex presidente Bce, richieste (tasse, flat tax, quota 100) che appaiono però difficile da poter mandare giù. Il Carroccio inoltre appare diviso: l’ex sottosegretario Giancarlo Giorgetti guida infatti l’ala più europeista del partito che sarebbe pronta ad appoggiare Draghi.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia