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Il riformismo veneto tra spazio reale e necessità
In Veneto il riformismo è da sempre un ospite scomodo. La regione che per mezzo secolo è stata il cuore della DC bianca, e che dagli anni Novanta ha eletto a identità politica prima la Liga di Rocchetta e poi la Lega di Bossi e Zaia, non ha mai concesso molto spazio alle forze di centro che del riformismo hanno fatto bandiera. Margherita, Scelta Civica, Italia Viva, Azione, +Europa: tutte queste sigle, in terra veneta, hanno raccolto consensi modesti rispetto alle attese nazionali. Il paradosso è evidente: un territorio economicamente avanzato, con un tessuto produttivo sofisticato e una classe imprenditoriale mediamente pragmatica, che in cabina elettorale premia però identità forti, radicate, talvolta muscolari.
Le ragioni sono molteplici. La prima è strutturale: il voto veneto è da sempre un voto di appartenenza, prima cattolica e poi territoriale. La Lega ha intercettato questa domanda di identità trasformandola in bandiera autonomista, e il Partito Democratico ha presidiato le zone urbane e l’area ex-comunista del Polesine e del Bellunese. In mezzo, lo spazio riformista si è ridotto a una nicchia di ceto medio riflessivo, numericamente troppo esile per fare massa critica.
C’è poi un elemento spesso sottovalutato. Le lunghe amministrazioni Zaia, pur essendo politicamente di centrodestra, hanno finito per assumere comportamenti, linguaggi e stili di governo che hanno fagocitato le istanze riformiste, disinnescandole alla radice. Gestione pragmatica dei dossier, rapporto diretto con le categorie produttive, moderazione nei toni rispetto alla linea nazionale della Lega: Zaia ha occupato con intelligenza una porzione consistente dello spazio che in altre regioni viene presidiato dalle forze di centro.
Eppure qualcosa si muove. L’elezione di Nicolò Rocco, proveniente da Azione, dimostra che lo spazio esiste, purché venga coltivato con pazienza e proposta. E accanto alla linea calendiana si registrano altre iniziative significative: Casa Riformista, progetto nato dall’impulso di Italia Viva, in Veneto ha saputo attrarre anche altre forze dell’area, a partire da +Europa, prefigurando un contenitore più largo capace di dare voce a un elettorato laico, europeista, moderatamente progressista. Sono semi che chiedono tempo e radicamento, ma segnalano una vitalità che qualche anno fa sembrava spenta. Resta da capire se queste esperienze sapranno costruire un radicamento vero, oltre le liste di servizio e le alleanze di convenienza. Il Veneto riformista esiste nei fatti: fuori o dentro la dinamica bipolare, serve comunque che affermi una sua identità
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