“Noi non fummo complici dell’Ilva, ma coloro che ruppero un lungo silenzio e una diffusa complicità con quell’azienda. I giudici hanno offerto a Taranto non dei colpevoli ma degli agnelli sacrificali”. Nichi Vendola commenta così la sentenza della Corte d’Assise di Taranto, che lo ha condannato a 3 anni e mezzo nel processo “Ambiente Svenduto” sull’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico pugliese.

L’allora presidente della Regione è accusato di concussione aggravata in concorso: secondo gli inquirenti avrebbe esercitato pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per far “ammorbidire” la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva.

“Mi ribello a una giustizia che calpesta la verità. È come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l’ombra di una prova. Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all’avanguardia contro i veleni industriali. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta l’ennesima prova di una giustizia profondamente malata“.

Il dito puntato contro la Corte d’Assise di Taranto, presieduta da Stefania d’Errico: “Sappiano i giudici che hanno commesso un grave delitto contro la verità e contro la storia. Hanno umiliato persone che hanno dedicato l’intera vita a battersi per la giustizia e la legalità”.

Dalla parte di Vendola si è schierato pubblicamente il deputato di Italia Viva Gennaro Migliore, che ha parlato di sentenza “incomprensibile”: “Ho sempre creduto e continuò a credere – ha scritto in un Tweet – all’innocenza di Nichi Vendola.

Ne ho conosciuto la passione e la lotta per la difesa dell’ambiente e della vita. Ora ci sarà il processo d’appello e confido nel ribaltamento”. Spera in un ribaltone anche Nicola Fratoianni, che di Vendola ha dichiarato all’Adnkronos: “In quella storia di quell’azienda, per primo e spesso in solitudine, si è battuto contro l’inquinamento”.

Napoletano, Giornalista praticante, nato nel ’95. Ha collaborato con Fanpage e Avvenire. Laureato in lingue, parla molto bene in inglese e molto male in tedesco. Un master in giornalismo alla Lumsa di Roma. Ex arbitro di calcio. Ossessionato dall'ordine. Appassionato in ordine sparso di politica, Lego, arte, calcio e Simpson.