Il giorno dell’impeachment è finalmente arrivato. Ieri alla Camera dei Rappresentanti Usa è stata votata la messa in stato di accusa del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per “abuso di potere e intralcio del Congresso”. La leader dei Democratici, Nancy Pelosi, aprendo in aula il dibattito sull’impeachment ha definito Trump una minaccia costante per la sicurezza del Paese e ha accusato inoltre il Presidente di aver lanciato una campagna di disprezzo e ostruzione senza precedenti, dopo la scoperta dei suoi illeciti.

I due articoli di impeachment approvati il primo con 230 voti favorevoli e 197 contrari – in pratica tutti i repubblicani più i dem Collin Petterson e Jeff Van Drew, il deputato del New Jersey che ha già annunciato di voler cambiare casacca. Il secondo con 229 voti a favore e 198 contrari: perché il dem Jared Golden del Maine già da lunedì aveva annunciato la volontà di votare a favore dell’articolo che incrimina Trump per abuso di potere: ovvero aver pressato il leader ucraino Volodimir Zelenskij affinché aprisse un’inchiesta su Joe Biden, in cambio di 391 milioni di dollari in aiuti militari già varati. Ma di non essere convinto dal secondo capo d’accusa, quello di ostruzione al Congresso: per cui il Presidente avrebbe intralciato l’inchiesta. E dunque avrebbe votato contro.

Ricordiamo che Trump è stato accusato di aver fatto pressioni sull’Ucraina perché intervenisse in suo favore alle presidenziali del 2020, aprendo un’inchiesta sullo sfidante democratico Joe Biden. Sull’Ucrainagate ha poi tentato di intralciare le indagini del Congresso. Alla vigilia della
votazione, l’inquilino della Casa Bianca ha fatto sapere che non avrebbe seguito la votazione, denunciando in una lettera di ben sei pagine una “crociata faziosa nei suoi confronti” e accusando la leader dem di “minare la democrazia americana”. A suo avviso, si tratta di un processo politico che però definisce come “colpo di stato”.

Nella dura missiva, Trump infatti non si è solo difeso, ma ha anche contrattaccato Nancy Pelosi. Le ha preannunciato un duro colpo da parte del
suo Paese: “la storia giudicherà duramente”, rivendicando nel suo processo di accusa un trattamento pari a quello delle streghe di Salem del 17esimo secolo, affermando di aver avuto addirittura meno diritti rispetto agli accusati di allora. Pelosi intanto in modo sprezzante definisce la lettera “ridicola”, e replica: “non c’è nulla da commentare, ho lavorato e non l’ho letta per intero, poi sentenziando: “Ne ho visto l’essenza,
è malato”.

L’accusa è stata accolta con molto entuasiasmo da parte di molti cittadini americani. Alla vigilia del voto, preceduto da una deliberazione procedurale e da 6 ore di dibattito, i sostenitori dell’impeachment si sono infatti riversati nelle piazze delle principali città americane, da New York a Los Angeles, da Washington a Houston, da Miami a San Francisco per manifestare la propria adesione.

Trump è il quarto presidente della storia americana ad essere messo in stato di accusa, dopo Andrew Johnson, Richard Nixon e Bill Clinton. Sebbene nessuno sia mai stato rimosso dall’incarico e con tutta probabilità neanche Trump lo sarà, considerando che il Senato, dove si svolgerà il processo, è a maggioranza repubblicano. Tutti i partiti dei presidenti, contro i quali è stato votato l’impeachment, hanno però perso le successive elezioni.