“Quei genitori siamo tutti noi”. E ancora: “Una persona in questi casi può dire ‘come si fa ad abbandonare un neonato?’, ma noi che viviamo certe situazioni sappiamo bene cosa c’è dietro, quali sono le emozioni di questi genitori, lo spavento, ma soprattutto la solitudine”. E’ la risposta che arriva al “Tribunale del web” che nelle scorse ore ha già condannato i genitori di Giovannino, il bimbo di 4 mesi affetto da Ittiosi Arlecchino e affidato al personale sanitario dell’ospedale Sant’Anna di Torino.

Polemiche e critiche nei confronti del padre e della madre del piccolo, “colpevoli” di averlo abbandonato dopo la nascita. Sulla vicenda era intervenuta in un primo momento Daniele Farina, direttore della Neonatologia dell’ospedale Sant’Anna di Torino, che ha in cura il piccolo Giovannino. “La parte triste della sua storia è che i genitori hanno deciso che non volevano tenerlo, ma non si possono giudicare: è stata una scelta comunque molto dolorosa”.

Una scelta commentata, come spesso accade sui social network, in modo superficiale, approssimativo, senza conoscere le emozioni, le paure, le difficoltà economiche che s’incontrano nell’affrontare una malattia che richiede cure dispendiose senza l’adeguato aiuto da parte dello Stato.

GINECOLOGO RADICALE – Anche Silvio Viale, ginecologo dell’ospedale Sant’Anna di Torino e radicale, ha chiesto di rispettare la “dolorosa scelta di madre e padre”. “Comprendo perfettamente – ha scritto sui social – la scelta dei genitori di non riconoscere il neonato. Una scelta doppiamente dolorosa, perché giunta improvvisa al termine atteso di una gravidanza desiderata. Chiunque di noi, potendo conoscere la diagnosi durante la gravidanza, abortirebbe. Chiunque di noi dovrebbe cercare di identificarsi con i genitori”.

Secondo Viale “c’è da sperare davvero che non sopravviva, mentre è necessario garantire una assistenza adeguata per il periodo che dovesse sfuggire alla morte”. Parole che hanno scatenato la reazione del consigliere regionale Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia) che annuncia un’interrogazione in Consiglio regionale: “Va chiesto il deferimento di Viale all’Ordine dei Medici. Un bambino malato non può essere trattato come un pacco difettoso di Amazon da rendere al mittente”.

LA COMUNITA’ – In difesa dei genitori di Giovannino, che negli ultimi giorni avrebbe ricevuto numerose richieste d’adozione provenienti da tutta Italia, si è espressa anche la comunità di Capodarco di Teverola (Caserta), una comunità di tipo familiare per l’accoglienza di minori in difficoltà in una villa del comune di Trentola Ducenta confiscata alla camorra. “Noi che viviamo certe situazioni sappiamo bene cosa c’e’ dietro, quali sono le emozioni di questi genitori, lo spavento, ma soprattutto la solitudine” fa sapere Fortuna D’Agostino commentando le polemiche nei confronti dei genitori del piccolo Giovannino. “La famiglia – spiega – è ancora troppo sola e purtroppo le leggi, sebbene all’avanguardia, spesso restano solo sulla carta”.

Al loro fianco occorre “una rete perché bisogna superare la solitudine. Ci siamo sempre posti questo problema: come fa un genitore proveniente da situazioni difficili?”. Per questo, conclude Fortuna, “ci deve essere una rete di riferimento importante, che sia la famiglia allargata, ma anche le varie agenzie. Ben vengano i gruppi di famiglie, di mutuo aiuto: esistono e funzionano, promosse anche dalle parrocchie. E anche nei centri di riabilitazione dovrebbero essere previsti supporti alla genitorialità, perché si tratta di famiglie che possono scoppiare, che hanno dei rischi in più, dove se non si e’ forti si arriva alla separazione o alla depressione”.

ALENA SEREDOVA – Chi ha conosciuto Giovannino, tenendolo in braccio e apprezzandone i piccoli miglioramenti, è la modella Alena Seredova, testimonial della Onlus Crescere Insieme all’ospedale Sant’Anna di Torino. “Ho pensato a quanto dovesse essere stato doloroso per i genitori decidere di lasciarlo – ha dichiarato in una intervista al Corriere della Sera -. So che sono più o meno miei coetanei, che l’hanno avuto con una fecondazione assistita e che, nonostante, tutti gli esami preventivi, era stato impossibile diagnosticare in anticipo una malattia così rara. Non mi sento di giudicarli”.