Se la politica non ha morale, allora rompere le alleanze non è peccato. E su questo l’Italia è maestra. Tuttavia, bisogna sempre capire il motivo del cambio di bandiera. Di solito lo facciamo perché l’alleato del momento ci pare poco solido. In altri casi perché “molta è la confusione in cielo”. Quindi è utile cogliere tutte le opportunità. È quasi banale scomodare Mao per cercare di capire il motivo della partecipazione del Direttore generale di Agenda per l’Italia Digitale, Mario Nobile – quindi il governo italiano – al China’s World Artificial Intelligence Conference (Waic) di Shanghai. Il merito va a Formiche e Decode39 per avergli fatto tana. Non che Nobile si fosse impegnato a nascondersi. Il selfie pubblicato su LinkedIn, con tanto di endorsement al discorso di Xi Jinpng non rientrano nella sfera della discrezione. E tanto meno della coerenza. Visto che, due settimane prima, a Washington l’ambasciatore Varricchio – anche lì il governo italiano – firmava il Joint Statement on Ai Opportunity con gli Usa. La Pax Silica, per intenderci.

A Shanghai, Xi ha confermato la nota dottrina cinese in fatto di Ai. L’apertura dei mercati è utile per insinuarsi come un fluido in quegli spiragli lasciati aperti dai governi e dai soggetti privati. E pare che questo a Nobile piaccia. La guerra cognitiva non è come la Guerra fredda. Buoni e belli da una parte, brutti e cattivi dall’altra. Oggi il nemico è già a casa nostra. Così come noi siamo già a casa sua. O per lo meno dovremmo esserci. Ai “bei tempi” tu non avevi gli arsenali nucleari sovietici a Trieste e né i Polaris americani a Cracovia. Oggi però Huawei, Tik Tok e tanti altri “grandi fratelli” con l’occhio a mandorla forniscono alla luce del sole servizi e supporti informatici alle economie dell’Occidente. E così penetrano la nostra cortina.

Mentre in passato i conflitti erano esclusiva dei re e degli imperatori, oggi la sfera privata è molto più influente. Questa promiscuità dei ruoli è molto più studiata e frutto delle operazioni di Pechino di quanto sia propria dell’Occidente. Per la Cina, rendere torbide le acque è un’opportunità. Al contrario, il nostro guaio è la morale. Fatta di granito e non ancora attrezzata ai doppi giochi del cyber dominio. La cartolina di Nobile da Shanghai fa riflettere. Una photo opportunity poco apprezzata dagli alleati Usa e senza una ragione machiavellica dietro. Non è la trattativa con gli Alleati visto che con la Germania nazista non reggiamo più. Non siamo a uno stadio del conflitto in cui una delle due parti sta per cedere ed è quindi meglio fare il salto.

Non sono nemmeno chiari i vantaggi per la sfera privata di un’esposizione del nostro governo agli sguardi curiosi cinesi. Con il suo viaggio, Nobile ha soltanto confermato a Pechino quello che a Pechino interessava sapere. E cioè che siamo il ventre molle del G7. Come diceva Churchill per l’Italia dell’Asse. Nel 2023, il governo Meloni ha stracciato il Memorandum sulla nuova via della seta. Sarebbe coerente che, con altrettanto orgoglio, ammettesse l’errore. E si impegnasse a non farne altri. Non perché ce lo chiedono gli americani. Ma perché siamo italiani.

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Antonio Picasso, giornalista e consulente di comunicazione. Ha iniziato a scrivere di economia, per poi passare ai reportage di guerra in Medio Oriente e Asia centrale. È passato poi alla comunicazione d’impresa e istituzionale. Ora, è tornato al giornalismo. Scrive per il Riformista ed è autore del podcast “Eurovision”. Ha scritto “Il Medio Oriente cristiano” (Cooper, 2010), “Il grande banchetto” (Paesi edizioni, 2023), “La diplomazia della rissa” (Franco Angeli, 2025).