L'inchiesta alle vongole
Gasparri e “l’attentato d’amore di Lavitola a Ranucci”: “Troppe macchie sulla camicia di Sigfrido, Report è sopravvissuto a Gabanelli…”
Il giornalismo d’inchiesta di Ranucci è condito da troppi sospetti, il senatore azzurro: “Tra tragedia e cinepanettone, da Procura e Rai servono risposte”
Il caso Ranucci? Per Maurizio Gasparri è una storia tra tragedia, cinepanettone e giornalismo d’inchiesta condito con troppi sospetti. Il presidente dei senatori di Forza Italia chiede chiarezza alla Procura di Roma e alla Rai.
Senatore Gasparri, che storia è questa di Lavitola e Ranucci?
«La storia più incredibile dell’estate: l’attentato d’amore di Lavitola per Ranucci. Ma è una vicenda gravissima e bisogna attendere gli accertamenti».
Che cosa si aspetta dalla Procura di Roma?
«Una verifica vera. Se il mandante fosse davvero Lavitola, cambierebbe lo scenario. Scatterebbero tutte quelle supposizioni che Ranucci, per primo, farebbe».
Vale a dire?
«Ranucci è il re della supposizione: il cugino dell’amico del tabaccaio che vende le sigarette a uno vicino a casa di Messina Denaro incontra Mario Rossi, quindi Rossi è mafioso. Con ragionamenti “alla Ranucci” si arriva presto a conclusioni affrettate».
Lavitola in quale posizione si trova?
«È in una specie di limbo. Non è stato arrestato, ma è indagato. Ci sono i contatti con l’Africa, i carbon credit, la Tanzania, il Camerun. Io sono garantista, ma vorrei capire la logica».
Che cosa non le torna?
«Le relazioni di Lavitola si intrecciano con Report. Ha perfino ringraziato Ranucci, dicendo che grazie a lui aveva capito meglio i carbon credit. Era Ranucci a dargli informazioni? Tutto si intreccia e si contraddice».
Vanno chiariti mandante e movente.
«Esatto. Lavitola è davvero il mandante? E perché lo avrebbe fatto? Una delle ipotesi è che volesse costruire un progetto politico intorno alla figura di un Ranucci martire da lanciare sul mercato del consenso, senza che lui ne fosse consapevole».
La vicenda oscilla tra tragedia e commedia.
«A tratti si passa al cinepanettone: i campani accusati, il camerunense che per Lavitola è come un figlio, il ristorante, le donne del libro, le gelosie».
E una vecchia mail anonima sul mobbing.
«Arrivò alla Vigilanza una mail sul mobbing da parte di Ranucci. Lui si indignò. Poi nel libro racconta quelle donne e risponde che è tutto romanzato. Ma come distingue il lettore la realtà dalla fantasia?».
Senza l’attentato sarebbe un feuilleton?
«Sì. Ma l’attentato c’è stato: sono stati usati esplosivi, colpite automobili e poteva accadere una tragedia. Non possiamo ridere né irridere i protagonisti. Resta una storia dai contorni opachi».
Servirebbe un’inchiesta di Report su Report?
«Un trattamento alla Report: relazioni, supposizioni, collegamenti e sentenze mediatiche. Quante conclusioni trarrebbe Ranucci se la vicenda non lo riguardasse? Non può fare l’auto-inchiesta dandosi ragione. Serve il Ranucci di Ranucci».
Perché la Vigilanza Rai si è sciolta due giorni prima del sequestro dei dispositivi di Lavitola?
«Qualcuno ha detto che i componenti sapessero che il caso sarebbe esploso. Ma noi non apparteniamo al mondo delle illazioni. I Cinque Stelle hanno smentito. È singolare che abbiano scelto quei tempi, ma ne prendo atto. Fossi uno di loro farei mille supposizioni. Per fortuna non siamo loro».
Ora la Vigilanza è paralizzata.
«Sì. La maggioranza ha indicato i nomi e Forza Italia ha confermato i suoi componenti. Le opposizioni non lo fanno, richiamando l’European Media Freedom Act. Ma quella è un’altra vicenda».
Serve una commissione d’inchiesta parlamentare?
«In questa fase non sarebbe praticabile. Bisogna invece rendere operativa la Vigilanza, perché possa svolgere i propri accertamenti».
Nel frattempo lavora il Comitato etico della Rai.
«Ha precisi compiti di verifica. Se conduci un programma d’inchiesta e frequenti Lavitola, bisogna capire di che cosa parlavate: carbon credit, pale eoliche nell’Alto Lazio, attacchi a Fratelli d’Italia o altro».
Chi deve sciogliere questi intrecci?
«Prima la magistratura, che indaga sull’attentato, la cosa più grave subita da Ranucci. Poi la Rai, che deve decidere se Report ripartirà, come, con quale conduttore e quale redazione».
C’è poi il caso di Gian Gaetano Bellavia.
«Ho presentato una denuncia alla magistratura milanese. Bellavia è indagato, era consulente di Report e di diverse procure. Aveva carte giudiziarie, poi sottratte. Bisogna capire da chi e se, mentre le possedeva, lavorasse anche per Ranucci».
Teme un conflitto d’interessi?
«C’è stato uno scambio di carte? Un intreccio di funzioni? Non si è capito. C’è anche un documento di trentasei pagine scritto da Bellavia, una sorta di diario-ammissione di vicende strane. Tutto merita chiarezza».
È qui che nasce «l’inchiesta alle vongole»?
«Siamo davanti a Lavitola, Bellavia, alle consulenze delle procure e agli spaghetti alle vongole di Monteverde. Ci sono schizzi e macchie dappertutto. Anche sulla camicia bianca con cui Ranucci va in trasmissione sembra esserci qualche macchia di sugo alle vongole».
Lei contesta a Report anche altri precedenti.
«Ce ne sono molti. Penso al falso testamento di Berlusconi e a Marco Di Nunzio, poi arrestato e trasferito in Italia. Report diede spazio alla storia secondo cui Berlusconi lo avrebbe nominato erede».
Perché la fece indignare?
«Era un racconto denigratorio. Si sosteneva che Berlusconi fosse andato in Colombia quando già non stava bene. Un suo arrivo sarebbe stato notato da tutti. Presentai un’interrogazione».
Aveva già dubbi sull’attendibilità di Ranucci?
«Li avevo manifestati molto prima. Sull’attentato siamo stati tutti solidali. Ma io lo considero totalmente inattendibile».
Report può sopravvivere a Ranucci?
«È sopravvissuto a Milena Gabanelli e potrebbe sopravvivere a tutti. Siamo tutti utili, nessuno è indispensabile».
Viva il giornalismo d’inchiesta, comunque.
«Assolutamente sì. Il giornalismo d’inchiesta deve essere tutelato. Il problema è che Ranucci, screditando sé stesso, rischia di screditare anche la trasmissione e un certo tipo di giornalismo. Il giornalismo d’inchiesta esiste ed esisterà, magari praticato da persone più rigorose e attente. Sulla camicia bianca che Ranucci ostenta in studio compaiono troppe macchie di sugo alle vongole».
© Riproduzione riservata






