Sempre più “sorprendente” la posizione del faccendiere
Attentato a Ranucci, il Riesame conferma arresti e metodo mafioso ma il “mandante” Lavitola resta libero e rilascia interviste
Il garantismo è d’obbligo ma a memoria non si ha notizia di mandanti di attentati, da Patrizia Reggiani Gucci a Totò Riina, che dopo essere stati iscritti nel registro degli indagati sono rimasti in libertà
Il mandante (Valter Lavitola) è libero e rilascia ogni giorno una intervista, gli esecutori (i quattro avellinesi) sono invece in prigione, in regime d’isolamento. È quanto emerge dalla decisione, ieri, del Tribunale del Riesame di Roma di confermare le quattro misure cautelari in carcere nei confronti degli uomini ritenuti gli esecutori materiali dell’attentato dinamitardo a Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre 2025. I giudici della Capitale, come se non bastasse, hanno confermato anche l’aggravante del metodo mafioso, respingendo integralmente le richieste avanzate dalla difesa.
La decisione è arrivata nell’ultimo giorno utile previsto dalla legge dopo che il collegio si era riservato all’esito dell’udienza svoltasi il 20 luglio. Nel corso dell’udienza i difensori dei quattro, gli avvocati Antonio Falconieri e Generoso Pagliarulo, avevano chiesto l’annullamento delle ordinanze di custodia cautelare e, in subordine, la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, differenziando le singole posizioni processuali dei rispettivi assistiti che avevano subito preso le distanze da quanto accaduto.
Il punto centrale della strategia difensiva riguardava soprattutto la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso, che allunga all’infinito i tempi della custodia cautelare. Secondo i legali, infatti, dalle indagini non emergerebbero né gli elementi oggettivi né quelli soggettivi necessari per sostenere tale contestazione.
“La contestazione del metodo mafioso deve cadere – avevano spiegato i difensori al termine dell’udienza lunedì scorso – perché non ci sono né gli elementi oggettivi né quelli soggettivi. L’ipotesi iniziale parlava di un movente di natura camorristica, ma dalle indagini questo movente non emerge più. Anche le modalità del fatto, così come risultano dagli accertamenti svolti, escluderebbero questa aggravante”.
Secondo la difesa, anche le intercettazioni acquisite nel corso dell’inchiesta delineavano un quadro diverso rispetto a quello originariamente prospettato dagli investigatori.
Un altro passaggio sul quale gli avvocati avevano insistito riguardava la posizione dei presunti mandanti. La Procura di Roma, infatti, aveva precisato che l’indagine è tuttora in corso e che coloro che avrebbero commissionato l’attentato, a parte Lavitola, devono ancora essere individuati.
“Prendiamo atto che la Procura parla di indagini ancora aperte e di eventuali mandanti ancora da identificare – avevano allora osservato Falconieri e Pagliarulo – ma proprio questa circostanza dimostra come non possa ritenersi consolidata l’ipotesi del metodo mafioso e dell’associazione aggravata”.
Sempre secondo la difesa, allo stato degli atti non emergerebbero elementi tali da dimostrare l’esistenza di un’organizzazione criminale strutturata né modalità esecutive riconducibili ai metodi della criminalità organizzata. Una bomba, certo, ma non di mafia.
Il Tribunale del Riesame ha però ritenuto infondate tali argomentazioni, confermando integralmente l’impianto cautelare predisposto dalla Procura e mantenendo anche la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso.
La decisione di ieri rappresenta un primo importante vaglio giurisdizionale sull’impostazione accusatoria e, oltre a rafforzare, almeno nella fase cautelare, il lavoro svolto dagli inquirenti, rende sempre più “sorprendente” la posizione di Lavitola, nemmeno lontanamente sfiorato da alcuna misura cautelare, libero pertanto, se volesse, di lasciare l’Italia anche questa mattina.
Il garantismo è d’obbligo ma a memoria non si ha notizia di mandanti di attentati, da Patrizia Reggiani Gucci a Totò Riina, che dopo essere stati iscritti nel registro degli indagati sono rimasti in libertà.
La vicenda processuale è tuttavia destinata a proseguire. Già al termine dell’udienza del Riesame, infatti, l’avvocato Antonio Falconieri aveva annunciato che, in caso di decisione sfavorevole, la difesa avrebbe proposto ricorso in Cassazione. Non resta che attendere.
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