Sei Punte
L'accaduto
Israele, cosa pretendere da uno Stato democratico: i militari accusati di violenze sui detenuti e la fedina morale di chi vibra di sdegno

Se il primo ministro Benjamin Netanyahu, il presidente Yitzhak Herzog, e il portavoce delle Forze di Difesa di Israele Daniel Hagari, intervengono uno dietro l’altro per denunciare l’accaduto, significa due cose. Primo: che è grave. Secondo: che quei vertici non sottovalutano il discredito cui sarebbe esposto il paese se la vicenda non fosse oggetto di un’immediata e ferma reazione istituzionale. La vicenda riguarda l’irruzione di un gruppo di sediziosi fondamentalisti nella struttura carceraria in cui alcuni operatori militari, accusati di violenze sessuali su un detenuto, dovevano essere prelevati e tradotti in arresto. L’intervento della polizia militare ha avuto corso e si è concluso, assicurando alle indagini i sospettati di quei crimini; ma non senza, appunto, la gravissima turbativa attuata dagli oltranzisti che si interponevano anche in modo violento per intralciare il prelievo dei presunti responsabili.
Non attenua la gravità dell’accaduto il fatto che laggiù si sia in tempo e in zona di guerra, né la circostanza che i soldati dello Stato ebraico avvertano l’ingiustizia di passare per il complesso nazista e “genocidiario” descritto in nove mesi di propaganda anti-israeliana. Bisogna considerare inammissibile che, laggiù come altrove, si consumino violenze sui detenuti; e occorre considerare inammissibile che alcuni fuorilegge, laggiù come altrove, pretendano impunità per quei comportamenti, oltretutto abbandonandosi a violenze contro le forze dell’ordine.
Ma occorre anche – e non è un “ma” di pelosa compensazione, non è una benaltristica osservazione fuorviante – valutare con molta attenzione e severità la fedina morale di chi vibra di sdegno per quel corteo di inqualificabili fattacci (sia l’ipotizzata violenza sul detenuto, sia la accertata sedizione messa in atto da quella turba).
Denunci l’ingiustizia aguzzina dei carcerieri israeliani che infieriscono sul detenuto palestinese? Fai bene. Condanni quelli che vorrebbero fargliela passare liscia, magari addirittura (è successo anche questo) rivendicando che certi trattamenti sui prigionieri sono meritati? Fai molto bene. Sei uno cui ripugna la violazione dei diritti umani e si ribella all’idea che essi possano essere conculcati nell’impunità. Se invece lo fai dopo anni e mesi di inopinato assopimento e rigorosissimo silenzio davanti alle immagini dei lager impiantati dai russi in Ucraina, o davanti alla rassegna dei ragazzi impiccati in esito al processo ultra-garantista del regime iraniano, allora sei un’altra cosa. Sei un antisemita. E se ti punge di dire che no, tutt’altro, tu ti indigni tanto proprio perché Israele è una democrazia, allora trova il tempo di difenderla dai tuoi amici (ne hai tanti) secondo cui è invece una specie di nuovo Terzo Reich.
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