Israele ha annunciato un nuovo lockdown di due settimane a causa dell’aumento dei casi di coronavirus, primo Paese al mondo a imporre una seconda chiusura totale per contenere l’epidemia. Lo ha comunicato il comitato ministeriale per il Covid-19, con il Paese che entrerà nuovamente nella fase di blocco totale proprio nella fase di festività più importante per il calendario ebraico, fino allo Yom Kippur.

La misura verrà votata domenica e il nuovo lockdown, che inizierà la prossima settimana, sarà suddiviso in tre fasi per le quali non sono state ancora ufficializzate le date. Secondo i media israeliani la prima fase entrerà in vigore il 18 settembre, la seconda intorno al 1° ottobre e l’ultima intorno al 15 ottobre. A chiudere saranno scuole e gran parte delle attività commerciali, ad esclusione di farmacie e supermercati, oltre ai ristoranti per la sola funzione di take-away, mentre gli spostamenti a piedi saranno limitati a 500 metri dalla propria abitazione.

Secondo i dati del ministero della Salute, ieri sono stati registrati 4.038 nuovi casi, in live aumento rispetto al giorno precedente. Dall’inizio della pandemia, sono stati calcolati 146.542 contagi e 111.539 guariti. Non sono stati registrati altri decessi per un totale di 1.077 vittime. Per quanto riguarda i test, ieri ne sono stati condotti 47mila, con l’8,8% di risultati positivi.

Nel Paese il governo di Benjamin Netanyahu è duramente criticato da più fronti per la gestione dell’epidemia: se nella prima fase, a maggio, l’esecutivo sembrava avere la situazione sotto controllo, la riapertura affrettata (secondo gli esperti di sanità, ndr) avrebbe portato ad una escalation di contagi finita proprio nella scelta di un secondo lockdwon. Ma per Netanyahu i problemi arrivano anche dai partiti ultraortodossi che fanno parte della coalizione di governo, che hanno minacciato di ritirare l’appoggio all’esecutivo in caso di un lockdown nei confronti della comunità ultraortodossa, che sin dai primi giorni di pandemia non hanno voluto rinunciare agli assembramenti di fedeli nelle funzioni religiose o alle limitazioni nelle scuole religiose.