Migranti
Ius solii e ius sanguinis: la cittadinanza è un concetto mobile
È elementare, fin dall’antichità: meglio cittadino che suddito, migrante, apolide. La cittadinanza è però un concetto mobile, soprattutto in relazione all’immigrazione. In passato gli Stati Uniti aprivano le frontiere a chiunque arrivasse, mentre oggi non accettano migranti. Ma chiunque nasca sul territorio USA è di diritto cittadino americano. Cosa che non accade in Italia.
Ci sono due tipi di diritti l’italianissimo ius sanguinis (diritto di sangue) e il più pragmatico ius solii (diritto di patria). Il primo riconosce come cittadino ogni neonato generato da due italiani, ovunque loro vivano nel mondo; il secondo riconosce come cittadino chiunque nasca sul territorio nazionale, a prescindere dalla nazionalità dei propri genitori. Attualmente una cittadinanza legata soltanto al sangue, a prescindere da dove un individuo nasca e viva, pare un pedante retaggio risorgimentale. Ed è proprio su questi aspetti, anche in relazione al mondo del lavoro, che si gioca il futuro della nostra nazione. I dati Istat dell’immigrazione in Italia sono riferiti al biennio ‘23-’24, e parlano di 760mila stranieri che sono entrati nel nostro Paese, un valore abbastanza elevato rispetto agli anni precedenti. Cresce la provenienza da Africa e Asia; i paesi principali sono Marocco, Ucraina, Bangladesh, Filippine e Egitto. Si parla del +13% rispetto al 2022, anno in cui sono stati rilasciati 330mila permessi di soggiorno.
Questo aumento di flussi di immigrazione straniera è pure il risultato di conflitti internazionali che hanno condizionato gli equilibri geopolitici, provocando crisi umanitarie su larga scala. C’è stato, per esempio, un forte incremento di arrivi dall’Ucraina, a causa del conflitto in corso, che l’ha resa il principale Paese di provenienza. E in questo dato sono calcolati anche altri conflitti, specialmente dall’Africa e in piccola parte pure dal Medio Oriente. Si tratta soprattutto di rifugiati e richiedenti asilo, che aumentano la pressione migratoria. Tuttavia, nonostante l’uso politico dell’immigrazione che serve a creare un problema percepito più grande del reale, l’Italia potrebbe sfruttare più positivamente le varie ondate di arrivi, soprattutto dal sud via mare. Analizzando alcuni dati notiamo come il nostro Paese è lontano dai numeri che sono sopportati da altre nazioni.
Per esempio nel 2015, col grande esodo dalla Siria, martoriata dalla guerra interna, la Giordania ricevette quasi 700mila rifugiati registrati. Nello stesso anno la Germania di Angela Merkel ne accolse quasi 430mila; l’Italia, invece, vide arrivare quasi 40mila rifugiati dalla Siria. La differenza è strabiliante e fa comprendere come l’enfatizzazione del problema dei migranti sia spesso un espediente di allarme da parte della destra per soffiare sul fuoco della paura e della rabbia di una classe media sempre più impoverita, che vive quartieri in cui il commercio al dettaglio tradizionale ha lasciato prepotentemente il posto a kebab, barbieri e macellerie islamiche, bar e ritrovi gestiti da magrebini e africani. D’altro canto non ha neppure senso l’atteggiamento di tanta sinistra che vorrebbe aprire le frontiere a tutti, senza svolgere analisi e valutazioni legate alla resilienza dei nostri territori e alle esigenze occupazionali. Per governare i flussi clandestini dalle nazioni magrebine e sub-sahariane servirebbe una politica di sistema che nessuno dei due schieramenti è ancora riuscito ad attivare fino in fondo.
CGIA di Mestre ha calcolato che, entro il 2029, andranno in pensione 3milioni di lavoratori, che si sommeranno ai circa 23milioni di prestazioni pensionistiche oggi in carico all’INPS. A ottobre 2025 il governo italiano ha calcolato circa 24,2milioni di occupati. Non serve uno scienziato per capire che il problema è grave. E in questi numeri ce n’è un altro, piuttosto scandaloso, che riguarda i circa 400mila baby-pensionati, cioè persone che si sono ritirate piuttosto giovani dal lavoro e percepiscono una pensione superiore al loro monte contributivo da oltre 40 anni… Intanto Confindustria Emilia ha stimato, sul suo territorio, una mancanza di circa 300mila lavoratori entro il 2029 e chiede al governo di avere immigrati da istruire, formare e assumere come manodopera nelle imprese di vari settori industriali.
Il tema della cittadinanza non può più essere trattato come un rituale burocratico ottocentesco, ma uno strumento efficace che riduca gap territoriali, culturali e produttivi. Da questa scommessa sul futuro si vedrà la lungimiranza o la miopia della politica nazionale.
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