Bimbi di 3, 4 e 7 anni “messi in fila per essere violentati”. E’ quanto emerge dalle testimonianze nel processo che si sta celebrando a Siracusa sugli abusi sessuali ai danni delle tre piccole vittime che venivano offerti dalla madre ad abusatori diversi in cambio di esigue somme di denaro che non superavano i 20 euro. Alla sbarra degli imputati sono finiti la madre dei bambini, un maschietto di 3 anni e due femminucce di 4 e 7 anni, un carabiniere, Mario Schiavone di 41 anni, ed il padre della convivente del figlio maggiore della donna, Nuccio Ippolito di anni 46. Mentre alla sbarra dei testimoni troviamo gli educatori e i genitori affidatari dei bambini che hanno raccolto i raccapriccianti racconti. Infatti gli operatori della struttura di accoglienza delle bambine sono stati i primi ad accorgersi delle violenze, quando i piccoli erano stati sottratti alla donna. Inoltre, nei racconti dell’orrore sarebbe emerso  un altro elemento, ovvero che i bambini venivano fotografati durante gli abusi. Nell’inchiesta infatti era finita un’altra persona, un anziano che, per gli inquirenti, avrebbe avuto lui il ruolo di scattare le foto degli abusi. Ma è deceduto, per cui non sarà possibile processarlo.

IL CASO – Il caso sarebbe avvenuto nel 2014, ma gli arresti sono scattati quattro anni dopo. Secondo la ricostruzione dei militari del Nucleo investigativo, infatti, che nel novembre del 2018 arrestarono gli indagati, la donna versando in condizioni di grave disagio economico avrebbe fatto prostituire i figli per cifre irrisorie, fino a 20 euro. Gli abusi sarebbero andati in scena nella “cantina”, così sarebbe stato chiamato il locale della donna. Uno dei tanti aspetti inquietanti emersi di questa vicenda, le violenze sarebbero state fotografate da un anziano ormai deceduto. Sono state le bimbe, grazie al supporto degli adulti che le hanno assistite dopo l’allontanamento dalla famiglia, a svelare pian piano l’inferno di abusi subito nella cosiddetta “cantina”.

Le minori, con molta difficoltà, avrebbero iniziato a raccontare quell’incubo iniziato, secondo i magistrati della Procura distrettuale di Catania, nel 2014. Nel corso dell’udienza, che si è tenuta nell’aula della Corte di Assise, è inoltre emerso un altro elemento, ovvero l’ammanco di una serie di registrazioni: “Ci siamo accorti che mancano delle intercettazioni, in numero abbastanza rilevante, per cui  abbiamo chiesto spiegazioni al pm”. L’interrogativo sarà risolto nella prossima udienza, in programma per la metà di settembre che si terrà al palazzo di giustizia di Siracusa.