I giornalisti della tv di Stato ungherese per poter parlare pubblicamente delle politiche dell’Unione Europea o di Greta Thunberg, l’attivista 17enne svedese per il clima, hanno bisogno di un permesso speciale, mentre è severamente vietato parlare di organizzazioni come Amnesty International o Human Rights Watch, note in tutto il mondo per l’impegno nella difesa dei diritti umani.

IL ‘PUGNO DURO’ DI ORBAN – La censura di Stato è al centro di un’inchiesta pubblicata da Politico, noto quotidiano americano di approfondimento. I giornalisti che hanno firmato l’indagine hanno ottenuto infatti le mail interne dello staff della tv pubblica del Paese, governato col ‘pugno duro’ da Viktor Orban, tra i leader politici di riferimento in Italia per la destra populista di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, nelle quali ai redattori viene richiesto di inviare bozze dei contenuti dei loro articoli su argomenti delicati.

LA CENSURA – Secondo un’email visionato da Politico, per poter realizzare un servizio sull’attivista svedese Greta Thunberg i giornalisti ungheresi devono avere un permesso ancora prima di iniziare a scrivere. Ai dipendenti dei media statali, fermamente controllati da Orban, è invece esplicitamente vietato di menzionare nei loro servizi e articoli i report diffusi da organizzazioni umanitarie come Amnesty International e Human Rights Watch. In una email firmata da Tamás Pintér, senior editor della tv pubblica, indirizzata ai colleghi, il giornalista rivela di essere stato informato da Balázs Bende, capo del personale della televisione di Stato, “che non pubblichiamo i materiali di Human Rights Watch e di Amnesty International”.

Una seconda email ottenuta da Politico evidenzia ancor di più il clima che si vive nella tv pubblica. Sándor Végh, altro senior editor, scrive infatti che tra i temi che hanno bisogno di un’autorizzazione speciale prima della pubblicazione ci sono “migrazione, terrorismo europeo, Bruxelles, questioni ecclesiali”, oltre alle elezioni negli altri paesi dell’Unione.

LE REAZIONI – La diffusione dell’inchiesta di Politico ha provocato subito forti reazioni nel mondo dell’informazione. Julie Majerczak, di Reporter senza frontiere, ha definito la censura “inaccettabile e molto preoccupante. I media pubblici non sono i portavoce del governo, dovrebbero essere neutrali e indipendenti”. Sulla stessa linea Lydia Gall, di Human Rights Watch: “Questo è un altro esempio di come il governo ungherese mina la libertà dei media e tenta di mettere a tacere e interferire con il lavoro vitale delle organizzazioni della società civile”.