La Corte suprema degli Stati Uniti ha stabilito che la procura distrettuale di Manhattan (New York) può avere accesso alle dichiarazioni fiscali del presidente Donald Trump nell’ambito di un’indagine penale che include pagamenti per il silenzio di donne che sostennero di aver avuto relazioni con il magnate. Sette i voti dei giudici favorevoli, solamente due i contrari. Tra i sette ci sono anche i giudici Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, entrambi nominati da Trump.

La Corte suprema degli Stati Uniti ha invece bloccato per ora la richiesta del Congresso di ottenere le dichiarazioni fiscali del presidente Donald Trump, rimandando il caso ai tribunali di grado inferiore.

La Corte suprema degli Stati Uniti ha inoltre respinto la posizione degli avvocati di Donald Trump e del dipartimento di Giustizia: il presidente in carica non gode infatti di immunità, che gli consentirebbe di evitare indagini penali.

LA REAZIONE DEL PRESIDENTE – “La Corte suprema rimanda il caso ai tribunali di grado inferiore, la disputa giudiziaria prosegue. Questa è tutta persecuzione politica. Ho vinto la Caccia alle streghe di Mueller, e altre, e ora devo continuare a battermi nella politicamente corrotta New York. Non è giusto verso questa presidenza o amministrazione!”. È questa la prima reazione, affidata come al suo solito a Twitter, dell presidente Trump alla decisione della Corte suprema sui suoi documenti fiscali.

“Ora la Corte suprema emette una sentenza di rinvio che non avrebbero mai dato a un altro presidente“, “questa è scorrettezza procedurale. Abbiamo colto l’altra parte spiare la mia campagna elettorale, il reato politico e lo scandalo più grande della storia Usa, e non succede nulla. Ma nonostante ciò, nei primi tre anni e mezzo ho fatto più di qualsiasi altro presidente nella storia!”, ha aggiunto Trump in vari tweet.

L’INDAGINE SU TRUMP – Le citazioni in giudizio, in questo caso, non sono dirette a Trump stesso. I comitati della Camera vogliono infatti avere accesso a documenti da parte di Deutsche Bank e Capital One, nonché della società di contabilità Mazars Usa. Mazars è anche destinataria della citazione del procuratore distrettuale di Manhattan Cyrus Vance. I tribunali d’appello di Washington DC e New York hanno ignorato le argomentazioni fornite dal Presidente poichè le citazioni in giudizio sono state indirizzate a terzi e chiedevano la documentazione degli affari e dei rapporti finanziari di Trump come privato cittadino e non come presidente. Due commissioni congressuali hanno citato in giudizio i documenti bancari nell’ambito delle loro indagini su Trump e le sue attività. Deutsche Bank è stata una delle poche banche disposte a prestare denaro a Trump dopo una serie di fallimenti e insolvenze societarie a partire dall’inizio degli anni ’90. Vance e il Comitato per la supervisione e le riforme della Camera hanno cercato documenti da Mazars riguardanti Trump e le sue attività sulla base di pagamenti che l’ex avvocato personale di Trump, Michael Cohen, ha organizzato per impedire a due donne di dichiarare relazioni extraconiugali con Trump durante la campagna elettorale del 2016 per la presidenza.