Narcisista, sociopatico, pericoloso, bugiardo e imbroglione seriale. Per nulla empatico, disattento ai familiari, sempre alla ricerca di attenzioni. La psicologa Mary L. Trump, nipote del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dipinge un ritratto feroce e impietoso dello zio, nel libro che uscirà il 14 luglio e che Associated Press ha letto in anteprima.

Mentre mancano quattro mesi alle presidenziali in cui il magnate newyorkese spera di essere rieletto, la psicologa pronostica senza mezze parole: la sua conferma alla Casa Bianca sarebbe una catastrofe, la fine della democrazia americana, scrive in ‘Too Much and Never Enough, How My Family Created The World’s Most Dangerous Man‘ (Troppo e mai abbastanza, come la mia famiglia ha creato l’uomo più pericoloso del mondo). E’ il secondo infangante libro che arriva da un ‘insider’ in due mesi, dopo il bestseller dell’ex consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton. “Quando il libro sarà pubblicato – scrive la nipote del tycoon – centinaia di migliaia di vite americane saranno ormai state sacrificate sull’altare della tracotanza e della deliberata ignoranza di Donald”. Un riferimento alla pandemia, mentre i contagi negli Usa sono oltre 3 milioni.

Il libro nasce dalla storia e dalle relazioni nel clan Trump. La psicologa è figlia del fratello maggiore del presidente, Fred Jr., morto nel 1981 a 42 anni, dopo problemi di alcolismo. Ormai lontana dallo zio, la psicologa fa numerose rivelazioni, affermando che “mentire”, “ingannare e seminare divisione sono tutto ciò che lui sa fare”. Racconta che lo zio pagò un amico perché sostenesse per lui il SAT, l’esame d’ammissione al college. E che la sorella, Maryanne, faceva al suo posto i compiti. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Matthews, ha smentito che Trump si sia fatto sostituire al test.

A proposito dell’appoggio ottenuto dal magnate tra leader cristiani ed evangelici bianchi, la psicologa scrive: “L’unica volta in cui Donald andò in chiesa fu quando le telecamere erano lì. È da capogiro. Non ha principi”. Torna poi alla morte del padre, quando lei aveva 16 anni. Trump, che di rado ammette errori, lo scorso anno disse di essere dispiaciuto della pressione lavorativa che lui e il padre fecero al fratello. Ma mentre il padre moriva solo, “Donald andava al cinema”, racconta Mary Trump. Descrive poi lo zio come un narcisista egoriferito che ignorava i sentimenti dei familiari, dicendo di non stupirsi quindi della violenta retorica elettorale, visto che nei pranzi familiari lui “parlava di tutte le donne che considerava brutte ciccione o degli uomini, di solito più potenti, come perdenti”. Nel libro, lunga psicanalisi del clan Trump, l’autrice racconta anche la progressione di comportamenti sviluppata sulla scia delle azioni del padre, esigente e ‘bullizzante’ verso Donald. “Mentire”, scrive, per lui “era una difesa, non solo un modo di evitare la disapprovazione per evitare punizioni… era un modo di sopravvivere”.

Le elezioni del 2016? Né l’autrice, né la sorella maggiore di Donald ed ex giudice federale, lo presero sul serio. “E’ un clown, disse mia zia Maryanne in uno dei soliti pranzi, non accadrà mai”, scrive la psicologa. Racconta poi di aver pensato molte volte di parlare pubblicamente dello zio, ma di aver temuto di essere considerata “una nipote scontenta e diseredata in cerca di denaro o rivalsa”. Ma dopo gli ultimi tre anni, aggiunge, “non posso più restare zitta”. Per la Casa Bianca, tuttavia, il libro raccoglie “accuse ridicole e assurde che non hanno alcun fondamento”.