Ogni tanto compaiono appelli di docenti e studiosi tesi a salvaguardare lo studio e il ruolo della storia nei programmi scolastici ed universitari. Sarebbe un errore equiparare questi appelli ad altri simili che pure ci sono in difesa di altre discipline o materie di studio, ridurli ad una semplice rivendicazione corporativa. Nella studio e nella difesa della storia è in gioco qualcosa di più sostanziale, direttamente legato alla nostra civiltà.

Il merito di farcelo capire, con appropriate argomentazioni e con un stile semplice e immediato, è un prezioso volume che esce nelle “saggine” Donzelli, a firma di uno dei maggiori e più seri studiosi di storia del nostro paese, emerito dell’Università di Torino: Massimo L. Salvadori: In difesa della storia. Contro manipolatori e iconoclasti (pagine VIII-170, euro 18). Il libro, in verità, non è solo questo, ma una compiuta introduzione alla storiografia (in italiano il termina storia, ricorda opportunamente l’autore, indica sia la historia rerum gestarum, cioè appunto la storiografia, sia le res gestae, cioè l’insieme degli eventi “storici”). La prima domanda che Salvadori si pone è cosa debba intendersi per “senso della storia”. Nel rispondere, egli fa riferimento a due diversi concetti esprimibili con questa espressione: il primo concerne appunto il ruolo che in una società, o anche da parte di un individuo, si assegna alla storia; il secondo, alla direzione di marcia (progressiva o meno) che essa assume considerata nel suo insieme.

Forse c’è però anche un terzo concetto, che pur non espresso è poi al fondo di queste pagine, ed è propriamente il “senso storico”, la consapevolezza che si ha della concatenazione e interdipendenza degli eventi passati, presenti e futuri. Ed è in questo preciso senso che assume un significato sia il discorso che Salvadori fa sul giudizio “positivo” o “negativo”, “ottimistico” o “pessimistico”, da dare del nostro passato; sia quello, ad esso connesso, della natura del genere umano, se l’uomo è cioè “buono” o “cattivo” per “natura”. Salvadori porta esempi e fa riferimento ad autori fautori dell’una o dell’altra posizione, concludendo, da parte sua, per un disincantato realismo o non dogmatico illuminismo che comunque lo porta a individuare in una possibile perfettibilità del genere umano un senso, seppur non garantito, del percorso storico. Lungo una linea che, anche politicamente, lo avvicina, come esplicitamente argomenta, al gradualismo dei riformisti e al compromesso socialdemocratico.

Probabilmente, il discorso andrebbe posto anche su basi filosofiche, e quindi più radicali, arrivando ad ammettere non solo e non tanto la coappartenenza di bene o male nella natura e nella storia umane, ma anche il loro emergere da una comune radice vitale. Il che rende per principio impossibile e forse nemmeno auspicabile l’eliminazione del “negativo” dalla faccia della terra. Fatto sta che, anche limitandosi a un sano empirismo, è possibile, come Salvadori dimostra, demolire, in nome dell’autonomia della scienza storica, quella indebita intromissione della politica in essa che avviene sia attraverso la manipolazione ad uso del potere dei fatti accaduti (una propensione che è ovviamente soprattutto dei regimi dittatoriali e totalitari di ogni tempo); sia quella iconoclastia che oggi si esprime nella cancel culture, cioè nella tendenza a trasporre i nostri giudizi morali del presente sul passato: mettendoci in condizione nemmeno più di capirlo, e quindi di evitarne nella misura del possibile il riproporsi nei suoi aspetti più oscuri.

Nel nome di una “riparazione morale” degli errori ed orrori commessi nel passato, i nuovi “crociati”, come li chiama, del “politicamente corretto restaurano l’indice dei libri proibiti, censurano le biblioteche, rimuovono quadri dalle pareti, abbattano statue. «Ciò facendo, sembrano non rendersi conto – scrive Salvadori- di riprendere gli atteggiamenti e le pratiche degli oscurantisti che li hanno preceduti dal medioevo in avanti, fino ad arrivare ai regimi totalitari e ai fondamentalisti islamici». Come a dire che gli estremi nelle vicende umane spesso si toccano. Il che è un altro insegnamento che la storia ci consegna e che oggi viene spesso dimenticato. A destra e a manca.