Assoluzione con formula piena e dissequestro di tutti i beni. Sono le principali richieste rivolte dall’avvocato Antonio Ingroia al collegio giudicante del tribunale di Palermo presieduto da Riccardo Corleo durante la sua arringa in difesa di Benedetto Bacchi, l’imprenditore di Partinico accusato di associazione mafiosa. Una “doppia vittima, prima della mafia e poi dell’antimafia”, secondo l’ex pm, schiacciata da un lato da Cosa Nostra e dall’altro dagli ingranaggi di quella macchina infernale che è diventata negli ultimi anni parte dell’antimafia giudiziaria, strumento di potere per assicurare folgoranti carriere o per eliminare scomodi avversari.

Per Ingroia «del castello accusatorio non resta nulla. La procura si è aggrappata alle dichiarazioni dei collaboranti come fossero zattere alle quali agganciarsi per salvarsi dal naufragio». Il repertorio è sempre lo stesso: dubbi, sospetti, pregiudizi. E le prove? «Neppure l’ombra», tuona Ingroia. «Occorrono una condotta materiale, un evento materiale del reato e il dolo. C’è tutto questo? No!», prosegue l’ex pm rivolgendosi ai giudici. Ma facciamo un passo indietro. È il 2018. Bacchi, imprenditore nel settore delle scommesse, viene arrestato nell’ambito dell’operazione Game Over. Secondo la procura di Palermo Bacchi, grazie a un patto con Cosa Nostra sarebbe riuscito a monopolizzare il settore e a realizzare una rete di agenzie di scommesse abusive capaci di generare profitti per un milione di euro al mese. L’imprenditore viene rinviato a giudizio e nelle scorse settimane, dopo tre anni e mezzo di carcere, la Procura chiede per Bacchi la pena più alta tra tutti gli altri imputati del processo ordinario e cioè 20 anni di reclusione.

In realtà Bacchi sarebbe vittima della mafia palermitana del pizzo. «Bacchi – dice Ingroia – ha ammesso di avere avuto a che fare con la mafia. Da vittima. È stato minacciato e ha avuto paura. Non si è fidato dello Stato. È sceso a patti per salvare se stesso, i suoi familiari e la sua attività imprenditoriale e ha pagato per limitare i danni e continuare a lavorare». Ma la mafia non si ferma. Continuano le minacce. Intanto interviene lo Stato che, però, reputa Bacchi complice di Cosa Nostra. L’imprenditore viene arrestato e tenuto in carcere tre anni e mezzo. Durante il processo la sua difesa riesce a dimostrare quello che Ingroia definisce «un clamoroso errore giudiziario, una vicenda costellata da errori marchiani, dannose superficialità e pregiudizi ingenerosi” ma la Procura di Palermo continua nella sua accusa. Intanto l’imprenditore partinicese si ammala di una grave depressione psichica che lo porta a tentare il suicidio in carcere.

Per questo lo scorso luglio Bacchi viene ammesso agli arresti domiciliari. In famiglia la sua condizione di salute migliora e con coraggio, grazie al conforto familiare, accusa durante il dibattimento i suoi estorsori. Per la Procura, però, le sue dichiarazioni sono tardive e inoltre averle rese in pubblico dibattimento costituisce un danno alle potenziali indagini e un favore ai mafiosi. Secondo l’accusa Bacchi con le sue pubbliche dichiarazioni avrebbe agevolato Cosa Nostra accusandone alcuni suoi componenti di spicco, solo perché così li avrebbe “avvisati” delle sue dichiarazioni: «Davvero singolare considerazione del pm che, nel suo furore inquisitorio, arriva ad ipotizzare un insostenibile condotta di favoreggiamento nel dichiarante che accusi pubblicamente un mafioso perché vuole agevolarlo», dice Ingroia. Che aggiunge amaro: «Benedetto Bacchi non è Libero Grassi. E allora? Bisogna farsi uccidere per essere creduti? È vero che non ha mai denunciato i suoi estorsori finché non si è ritrovato accusato di complicità della mafia ed arrestato. Ma può essere ritenuto colpevole per questo? È vero che per anni ha pagato i suoi undici aguzzini piegandosi alle loro richieste di estorsione, ma può essere punito solo per questo?». Sarà la corte a decidere nel merito. Intanto, però, il dibattimento è durato tre anni. Bacchi è rimasto in carcere quasi quattro anni. Due mesi agli arresti domiciliari. Il 25 ottobre sono previste le repliche e poi sarà emessa la sentenza.