Giusi La Ganga è stato un grande dirigente politico, una mente ragionatrice brillante, un parlamentare di lungo corso. Ed è stato due altre cose sopra tutte, fino al midollo: torinese e socialista. Lo scrivo da meridionale, anzi da meridionale periferico, Torino ha rappresentato a lungo nel Paese una fucina di classe dirigente straordinaria, per capacità di elaborazione, integrità, cultura civile. E l’opificio primo è stato il Liceo Classico Massimo D’Azeglio dove La Ganga, nato nel 1948, si diploma a ridosso dell’anno del cambiamento e della rivolta politica, il 1968. Nelle aule e nei corridoi di quel liceo, nei decenni appena precedenti, si erano formati, per citarne solo alcuni, Cesare Pavese, Giulio Einaudi, Giancarlo Pajetta, Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Primo Levi, Attilio Momigliano, Luigi Firpo. Tutti diversi per ideologia, estrazione culturale e sociale, sentimento religioso, comunisti, cattolici, laici, ebrei, futuri economisti, italianisti, filosofi e ricercatori in discipline scientifiche, come il Nobel per la medicina Lauria. Tutti accomunati dall’antifascismo militante e da un vivo anelito democratico alla libertà.

In questo contesto, La Ganga si iscrive nel 1965 neanche maggiorenne al Partito Socialista e poco dopo frequenta Scienze Politiche che ribolliva di contestazione sessantottina. Si laurea con una tesi sulla “Riorganizzazione degli enti locali in Italia” e partecipa alle lotte studentesche su posizioni riformiste e dunque minoritarie. La riforma degli enti locali fu un suo cruccio anche dopo, quando nell’esecutivo nazionale del Psi, diresse lo strategico “Dipartimento Enti Locali” e l’ordinamento attuale di comuni e province è figlio anche delle sue idee. Fu assistente alla cattedra di Scienza delle Finanze del professor Franco Reviglio, il grande economista liberalsocialista, poi Ministro, e i cui allievi, i cosiddetti “Reviglio boys”, furono Tremonti, Siniscalco, Baldassarri e Bernabè. Nei trenta e più anni di iscrizione socialista, fino allo scioglimento negli anni di Tangentopoli, La Ganga fu Segretario del “Club Turati”, segretario torinese del Psi, membro della Direzione Nazionale e deputato al Parlamento per quattro legislature fino a essere eletto nel 1992 Presidente del Gruppo Parlamentare Socialista. Legato a Bettino Craxi, non lo rinnegò mai e ne difese in ogni occasione la memoria e il lascito politico. Tra l’altro, con Craxi condivideva un rapporto giovanile nato dalla comune appartenenza alla corrente autonomista del partito.

Dopo il vuoto post tangentopoli, e i problemi che ne seguirono anche per lui, la tentazione di ritirarsi oltre che dal proscenio diretto anche dal dibattito pubblico. Tentazione che durò poco, inevitabile per uno come La Ganga che alla riflessione prima ancora che alla pratica politica aveva dedicato tutta la sua vita. Mise presto la sua penna preziosa di giornalista e la sua esperienza di politica attiva nazionale a sostegno della candidatura a Sindaco di Torino di Domenico Carpanini nel 2001 e poi di quella di Sergio Chiamparino la prima, e la seconda volta e nel 2013 fu eletto consigliere comunale a Torino, rimanendo in carica fino al 2016. Fieramente socialista, riteneva che l’unico luogo politico possibile per un socialista fosse a sinistra, anche quando la discriminazione della sinistra ex comunista per chi proveniva dalle file socialiste e craxiane era pesante.

Per contribuire alla distensione e all’unità delle forze riformiste promosse infatti l’associazione “Politica – Socialisti per il partito democratico” e si iscrisse al Partito Democratico della cui direzione piemontese divenne membro. Questa lunga biografia di impegno politico termina qualche giorno fa, quando La Ganga si spegne a 72 anni dopo una lunga malattia. Me ne giunse notizia in Senato e pensai subito che avevo perso un vero amico, un compagno intelligente come pochi e dal tratto umano generoso. Ho un ricordo vivido di lui a Lauria sul palco le liste socialiste al Comune e ancora dei tanti compagni delle terre di Basilicata con cui invece organizzavamo le comunità lucane in Piemonte a suo sostegno. Altri tempi in cui la politica era ragione di vita integrale, di palingenesi sociale, di passione totalizzante. Di quei tempi Giusi La Ganga non fu testimone ma un protagonista che già rimpiangiamo.