Era il 24 novembre del 1991: Freddie Mercury moriva a 45 anni. Era la voce e l’autore e il leader della band britannica The Queen. Personaggio istrionico e carismatico, il simbolo di una generazione, genio e sregolatezza, animale da palcoscenico. Alla sua vita è stato dedicato il film Bohemian Rhapsody, diretto dal regista Bryan Singer, del 2018, e interpretato dall’attore Rami Malek che ha vinto quattro Premi Oscar (al miglior attore, miglior montaggio, miglior montaggio sonoro, miglior sonoro). “Ho vissuto una vita piena e se dovessi morire non m’importerebbe – aveva dichiarato nel 1987 – ho fatto tutto ciò che volevo, davvero”.

Era nato a Zanzibar, all’epoca protettorato britannico, il 5 settembre del 1946. Il suo vero nome era Farrokh Bulsara. Seguace di Zoroastro e molto dotato per lo sport: per l’hockey su prato e il tennis da tavolo. I genitori erano di etnia Parsi. A un anno appena aveva vinto un premio di bellezza per neonati. Fino a 13 anni crebbe in India, a Bombay. Il preside della sua scuola scrisse una lettera ai genitori per evidenziare le doti musicali del figlio. Il piccolo tornò a Zanzibar nel 1964. E quindi arrivò in Inghilterra nel 1966, si trasferì con la famiglia a causa della rivoluzione che portò alla nascita dello Stato della Tanzania.

Quando Freddie Mercury fondò i Queen

La famiglia viveva a Feltham, nel Middlesex. Mercury frequentò la scuola d’arte di Ealing, dove conobbe Tim Staffel, compagno di corso e cantante e bassista degli Smile, band di cui facevano parte il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor. Il suo primo gruppo fu gli Ibex, con i quali si esibì anche per la prima volta dal vivo mostrando da subito il suo carisma. Quindi si unì ai Sour Milk Sea. Quando il progetto esplose propose a May e Taylor di formare una nuova band insieme. E nel 1970 nacquero così i Queen. Fu lui a scegliere il nome della band: “Queen è un nome corto semplice e facile da ricordare e poi esprime quello che vogliamo essere: maestosi e regali. Il glamour è parte di noi e vogliamo essere dandy”. Il primo album omonimo nel 1974, il secondo Queen II nel 1974. I primi dischi ebbero subito un ottimo impatto di pubblico e critica. Il cambio di passo con A Night at the Opera nel 1975: una consacrazione anche grazie al classico Bohemian Rhapsody.

Gli anni successivi furono un continuo di successi internazionali. Mercury si avvicinò sempre di più al glam rock e alle sue ispirazioni e atmosfere eccentriche. Lasciò Mary Austin appena fu cosciente del suo orientamento bisessuale. I live della band erano uno spettacolo. La band firmò la colonna sonora originale del film Flash Gordon nel 1980. Il cambio di look nel 1980, quando Mercury tagliò i capelli e si fece crescere i baffi in stile “Castro Clone” lanciato a San Francisco dalla comunità omosessuale. La band si separò per qualche tempo all’inizio degli anni ottanta. Mercury lavorò con Giorgio Moroder alla soundtrack del film di Fritz Lang Metropolis. In questi anni visse a Monaco di Baviera e a New York.

I Queen si riunirono nel 1983 con l’album The Works. Il cantante nel 1985 conobbe Jim Hutton, il compagno più importante della sua vita e tornò a vivere a Londra nella villa georgiana che soprannominò Garden Lodge. L’esibizione del gruppo al Live Aid, il concerto umanitario organizzato allo stadio di Wembley dal cantante e attivista Bob Geldolf, è rimasta nella storia come una delle migliori di sempre di una band rock. Il 29 aprile dello stesso anno uscì Mr. Bad Gay, il primo album solista del leader dei Queen.

Anche il concerto a Wembley dell’11 e del 12 luglio del 1986, davanti a 70mila persone, rimase nella storia come la giacca gialla che Mercury indossò quella sera. L’ultima esibizione il 9 agosto del 1986 nel parco di Knebworth, davanti a 120mila spettatori, quando il cantante si accorse dei suoi problemi di salute. Gli fu diagnosticata la sindrome dell’Aids nel 1987. Il cantante abbandonò la vita pubblica e non organizzò più concerti. Le sue apparizioni divennero sempre più rare. L’Aids gli provocò una grave broncopolmonite, il morbo di Kaposi e gravi problemi respiratori cronici. Non seppe mai con certezza da chi era stato contagiato.

Mercury continuò a scrivere e a comporre: nel 1988 uscì il suo secondo album di inediti, Barcelona, in collaborazione con la soprano spagnola Montserrat Caballé. La sua ultima esibizione dal vivo si tenne nel 1988 davanti al Re e alla Regina di Spagna proprio con la soprano. Il leader dei Queen si fece crescere la barba nel 1989 per nascondere i segni del Sarcoma di Kaposi. Confessò agli amici più intimi e agli altri Queen di essere sieropositivo nel 1989, durante le fasi finali di registrazione di Innuendo. I tabloid avevano cominciato a sospettare e a scrivere delle sue condizioni di salute.

Gli ultimi anni e la morte di Freddie Mercury

L’ultima apparizione televisiva del cantante nel febbraio del 1990 in occasione della premiazione ai Queen ai BRIT Awards. La morte di Nikolai Grishanovich, uno degli amanti di Mercury, fece salire l’attenzione e i Queen diffusero un comunicato ufficiale nel quale si smentiva ogni indiscrezione sul cantante, che intanto si era trasferito a Montreaux. L’ultima apparizione, pubblicata postuma, nel video della canzone These are the days of our lives tratta da Innuendo. Negli ultimi giorni si rifugiò a Londra, circondato dai suoi cari, mentre le sue condizioni peggioravano inevitabilmente nonostante le cure sperimentali cui veniva sottoposto. Cominciò a perdere la vista, non riusciva più ad alzarsi dal letto, non prendeva più farmaci se non antidolorifici.

Il 22 novembre del 1991 convocò il manager dei Queen, Jim Beach, per redigere un comunicato: “In seguito alle disparate congetture diffuse dalla stampa nelle ultime due settimane, desidero confermare che sono risultato sieropositivo e di aver contratto l’AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere privata questa informazione fino a oggi per proteggere la privacy di quanti mi circondano. Comunque è giunto il momento di far conoscere la verità ai miei amici e ai miei fan e spero che si uniranno a me, ai miei dottori e a quelli di tutto il mondo nella lotta contro questa terribile malattia”. La morte alle 18:48 del 24 novembre del 1991. Al suo fianco Jim Hutton. I funerali privati, con sole 35 persone tra cui i Queen e i cantanti Elton John e David Bowie, al Kensal Green Cemetery con due sacerdoti zoroastriani. Il feretro venne accompagnato nella cappella al suono di alcune canzoni di Aretha Franklin. Il suo corpo venne cremato e affidato a Mary Austin. L’ultimo album di inediti con i Queen Innuendo uscì postumo, nel 1991, come da sua precisa ed espressa volontà. In suo onore venne organizzato il Freddy Mercury Tribute Concert al quale parteciparono numerose star internazionali.

Per la rivista Rolling Stone Freddy Mercury è stato il 18esimo cantante tra i migliori cento di tutti i tempi. Interrogato una volta sull’aldilà non aveva avuto dubbi nella scelta tra Paradiso e Inferno: “L’Inferno è molto meglio. Guarda quante persone interessanti si possono incontrare laggiù! Se devo andare da qualche parte, meglio là”. Resta un modello e un artista che ispira per tanti cantanti e appassionati a trent’anni dalla sua morte.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.