Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (Ecdc) emette un parere aggiornato sui rischi associati alla pandemia da Covid-19 ed emerge un dato allarmante che conferma come il punto debole dell’emergenza siano state in molti casi le strutture di cura per gli anziani.

“In alcuni paesi europei la percentuale di morti da Covid-19 in case di cura e residenze per anziani supera il 50% dei decessi totali segnalati”, ha dichiarato il Centro. Secondo l’Ecdc i dati emersi mettono in risalto “il grave impatto di Covid-19 sulla popolazione anziana e fragile”.

“In Francia – argomenta il Centro – tra il 1 marzo e il 14 aprile 2020, un totale di 5.340 strutture hanno segnalato 54.493 casi confermati e probabili di cui 6.517 (12%) è deceduto. In Irlanda, dei 444 decessi segnalati, 245 (55,2%) sono legati ai residenti nelle case di cura.  In Norvegia il 63% dei 163 morti è avvenuto in case di cura. La Germania ha riferito di 14.228 infezioni (8.592 nei residenti e 5.636 nel personale) in istituti che si occupano di anziani, disabili, senza tetto, migranti o in prigione – e ancora – In Belgio, le residenze per anziani e strutture simili hanno riportato oltre il 50% dei morti correlati a Covid-19.  In Spagna il 52,7% su 19.516 casi fatali totali collegati a Covid-19 erano residenti in case di cura”.

Il parere arriva nello stesso giorno delle dichiarazioni del presidente dell’Istituto Superiore della Sanità italiano Silvio Brusaferro: “La gran parte delle infezioni si verificano fondamentalmente dove si concentrano sostanzialmente le persone anziane e i disabili, poi c’è il livello familiare, quindi le strutture sanitarie e il livello lavorativo”. Brusaferro ha citato uno studio dell’Iss su circa 4.500 casi notificati tra l’1 e il 23 aprile dal quale è emerso che “il 44,1% delle infezioni si è verificato in una Rsa, il 24,7% in ambito familiare, il 10,8% in ospedale o ambulatorio e il 4,2% sul luogo di lavoro”.