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La vera sfida dell’IA sono le fonti su cui vengono allenati i modelli
L’Intelligenza Artificiale deve lavorare su basi affidabili e su contenuti certificati. La priorità è diffondere cultura per contrastare la disinformazione crescente di dati
Nell’era dell’algoritmo e della velocità, il vero terreno di confronto non è la tecnologia in sé, ma la qualità delle fonti su cui si costruisce la conoscenza. La manipolazione dell’informazione accompagna da sempre la storia umana. Ciò che cambia oggi è la scala del fenomeno. Cresce esponenzialmente la quantità di contenuti disponibili, rendendo più difficile distinguere tra ciò che è verificato e ciò che non lo è. La velocità diventa, quindi, un fattore critico. La pressione a produrre e consumare continuamente nuove informazioni riduce il tempo dedicato alla verifica e rischia di indebolire la qualità complessiva del sistema informativo. Il risultato è un ecosistema in cui la disinformazione non solo circola più facilmente, ma rischia anche di essere progressivamente accettata come inevitabile.
La sfida, oggi, è capire su quali fonti si costruisce il sapere. Ne è convinto Massimo Bray, direttore dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani (ed ex ministro della Cultura). Intervenendo al podcast “Cooltissimo”, ha richiamato il valore di strumenti come l’enciclopedia, che educano alla complessità e al confronto tra punti di vista diversi: “Costruire un’enciclopedia è una sana abitudine a controllare una fonte”. Il discorso si estende naturalmente all’Intelligenza Artificiale, oggi al centro di una trasformazione paragonabile, per portata, a quella della rivoluzione industriale. “Allora – ricorda Bray – c’era chi distruggeva i telai meccanici, non servì a molto. Più utile fu l’atteggiamento di chi utilizzò quelle forme di cambiamento per generare benessere sociale diffuso. Questo dovrebbe essere uno dei nostri obiettivi, diffondere le cose positive di un cambiamento e mirare a creare le condizioni di eguaglianza sociale”. Il nodo, dunque, non è tecnologico ma culturale. Senza un’attenzione rigorosa alla qualità dei contenuti, si rischia di alimentare l’analfabetismo funzionale. Al contrario, se alimentata da fonti autorevoli, l’IA può diventare uno strumento potente per migliorare l’accesso alla conoscenza.
“È una rivoluzione con cui dobbiamo misurarci. La questione decisiva – spiega Massimo Bray – riguarda le fonti su cui vengono allenati i modelli: se si lavora su basi affidabili e su contenuti certificati, come quelli della Treccani, l’IA può offrire vantaggi enormi, dalla rapidità di elaborazione alla capacità di analizzare grandi quantità di dati”. Diffondere cultura per contrastare la disinformazione. E proprio i podcast diventano canali privilegiati per la fruizione culturale. Secondo l’Osservatorio Impresa Cultura Italia – Confcommercio, il 36% degli italiani li ascolta, un dato in crescita rispetto agli anni precedenti e che conferma il ruolo sempre più centrale di strumenti digitali nella fruizione dei contenuti culturali. Il futuro della cultura – e forse della democrazia stessa – dipenderà sempre più da una domanda fondamentale: non quante informazioni abbiamo, ma quanto possiamo fidarci delle fonti da cui provengono.
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