“Basta con provvedimenti tampone, basta con questo silenzio assordante. Lei ed il Suo governo non potete tacere di fronte a ciò che sta accadendo a Lampedusa!” Questo un passaggio della dura lettera che il sindaco di Lampedusa Totò Martello indirizza al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Un testo pubblicato su Facebook che denuncia come non sia “più accettabile che la nostra isola sia abbandonata a se stessa e che il peso dell’accoglienza sia scaricato tutto sulle nostre spalle”.

Tra l’hotspot e la Casa della Fraternità gestita da don Carmelo La Magra si trovano al momento 1.400 persone. Nel giro di otto ore sono sbarcati sull’isola 276 migranti. Ieri erano stati 250. Una situazione ingestibile secondo il primo cittadino, anche perché gravata dall’emergenza coronavirus. “Noi siamo i primi a voler garantire il rispetto dei diritti umani – ha scritto il sindaco su Facebook – ma non è più accettabile che per questo Lampedusa sia lasciata in balia delle più feroci speculazioni politiche. Un presidente del Consiglio ha il dovere di rispettare tutti gli italiani compresa Lampedusa, che ha la sola colpa di trovarsi nel centro del Mediterraneo, al 35° parallelo”.

E quindi Martello pressa il premier con una serie di domande sull’emergenza: “Presidente Conte, quanti migranti devono ancora essere ammassati nel Centro di accoglienza per potere avviare i trasferimenti da Lampedusa? Presidente Conte, quante barche di migranti devono ancora essere depositate al Molo Favaloro prima che inizino le procedure di demolizione? Presidente Conte, quanto pensa ancora possa durare la pazienza dei lampedusani?”

IL GOVERNATORE – “Non si può consentire che migliaia e migliaia di migranti, autonomi o con le navi delle ong, possano sbarcare in una terra che è rimasta per mesi in ginocchio e che adesso guarda con una certa prospettiva per potersi riprendere”, detto a Sky TG24 il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci. “Roma – ha aggiunto il governatore – da questo punto di vista è stata molto impreparata, perché ha affrontato con approssimazione un fenomeno che si preannunciava sin dai mesi di aprile e marzo. Se dipendesse da me, se avessi l’autorità per farlo, io chiuderei i porti, che non significa non dover approntare le necessarie assistenze per chi è in mare, ma questo deve essere fatto tenendo conto della tutela dei cittadini siciliani”.