Solo alcuni giorni fa il Riformista pubblicava gli esorbitanti costi che lo Stato deve sostenere per le ingenti spese della giustizia, soprattutto quando queste riguardano gli errori giudiziari. Oggi corroboriamo la tesi degli sprechi del quantum economico a pochi giorni, dopo ben trent’anni di gogna giudiziaria, dall’archiviazione di Berlusconi e Dell’Utri quali presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993-1994.
Per la gip del Tribunale di Firenze mancano elementi concreti per poter accertare contatti e rapporti diretti tra Cosa Nostra, Silvio Berlusconi e il suo stretto collaboratore Marcello Dell’Utri. Questa archiviazione la numeriamo in successione come la sesta in trent’anni di indagini. Le Procure hanno lavorato per svariati anni su questo filone giudiziario, sostenendo costi processuali ed investigativi notevoli con sequestri, intercettazioni e processi paralleli.

L’inchiesta della Dda fiorentina sulle stragi mafiose del 1993 di Firenze, Milano e Roma, vedeva coinvolto Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, nell’ipotesi che la campagna stragista fosse finalizzata a favorire l’affermazione politica di Forza Italia e l’ascesa del Cavaliere. Dell’Utri, in particolare, era indagato per aver istigato e sollecitato il boss mafioso Giuseppe Graviano ad organizzare la campagna stragista. Avrebbe svolto, secondo l’accusa, un ruolo che avrebbe dovuto indicare i luoghi dove effettuare gli attentati, per creare un clima di terrore utile al nuovo progetto politico. Ipotesi che solo oggi, dopo trent’ anni di indagini, risultano quantomeno fantasiose e favolistiche e si svela la totale inattendibilità dei collaboratori di giustizia con la mancanza obiettiva di riscontri. Giusto e doveroso il commento di Marina Berlusconi, per la quale la giustizia rimane un punto di emergenza sul quale il governo, all’indomani dell’ennesima archiviazione del Cavaliere, non può più girarsi dall’altra parte, ignorando la criticità del tema. L’inchiesta di Firenze, mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana, confermando anche che la sconfitta del referendum di marzo è stata un’immensa occasione persa per il nostro Paese.

Si susseguono l’uno dopo l’altro i troppi errori giudiziari, con tutto ciò che ne consegue: a livello personale, per chi viene tritato per anni nella macchina della giustizia da innocente, ma anche a livello istituzionale, dove permangono ancora troppi nodi da sciogliere riguardanti l’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati, ma soprattutto lo spreco di denaro pubblico che, impiegato negli anni, porta ad un nulla di fatto giudiziario, contro chi ci si accanisce nel tempo. Bisogna dirlo a gran voce che quella della giustizia resta una seria emergenza. È giunto il tempo di lavorarci su per concretizzare risultati effettivi entro fine legislatura. L’obbligo di questo esecutivo è di tenere alta, in tema giustizia, la bandiera garantista e riformista. Non fermarsi, né farsi distrarre da altre questioni. Incominciare davvero e sul serio a considerare di lavorare, da subito, nelle commissioni preposte sul tema. Lavorare a progetti di legge che evitino che nelle aule dei Tribunali si alimentino sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione tali da produrre una innumerevole mole di documenti che portano solo allo spreco di denaro pubblico. L’azione penale deve essere obbligatoria per i magistrati inquirenti, ma altrettanto deve esserci la responsabilità in scienza e coscienza che, una volta compresa l’insussistenza di un presunto reato, bisogna, in tempo debito, soprattutto per interesse e credibilità dello Stato, chiudere l’indagine in modo sereno e credibile.

Ora, i 25 milioni e più di euro spesi, dopo tutto questo tempo di indagini, che hanno portato a dire, solo oggi, che assolutamente non vi è collegamento tra Berlusconi, Dell’Utri e la mafia, chi ha il dovere di renderne conto? Chi paga tutti questi soldi? O meglio chi li ripaga? La facile risposta? Ovvia. I contribuenti italiani. Diciamo anche basta! I cittadini vogliono vedere migliorata la loro qualità di vita, vogliono vedere il comparto sanitario, il comparto scolastico ed anche tanti altri diritti garantiti in modo più forte e solido! E vuoi vedere che i 25 milioni di euro impiegati in modo diverso avrebbero contribuito ad aiutare il raggiungimento di tutto ciò? A gran voce: il governo sia sensibile ed avvii, da domani, la tanto agognata riforma della giustizia!