Nonostante il via libera di tutto il centrodestra e l’appello finale del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, lo scrutinio segreto ha svelato quanto sia profonda la “palude” in Parlamento. Sì, la bocciatura dell’emendamento a firma Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Unione di Centro sulle preferenze è stata una triste pagina politica. L’iter non si arresterà, anzi, come ha ricordato il Presidente del Senato Ignazio La Russa, “nel bicameralismo esiste la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera”. A buon intenditor poche parole.

Eppure, il problema di fondo, di questi anfibi che sguazzano nella palude, da trent’anni scelti dai partiti e non dagli elettori resta, eccome. Sia chiaro, la trentina di franchi tiratori tra le fila della destra sono a pari livello dell’opposizione che da due giorni gongola come se avesse vinto il Mondiale. Han prestato loro il fianco e il risultato è stato il seguente: un circo molto tragico. L’opposizione si è lanciata – alla luce della votazione – in una narrazione apocalittica.

Dimissioni, elezioni, cori da stadio, banchi del governo occupati, il sit-in fuori da Montecitorio con tanto di bandiere di Rifondazione comunista e cartelli “No Melonellum”. Che dire, variopinte scene di democrazia. L’esultanza della sinistra per aver affossato il diritto dei cittadini di scegliere chi vedere tra i banchi del Parlamento la dice molto lunga sulla loro idea di “rappresentanza”.

Ieri i senatori del Movimento Cinque Stelle hanno esposto in Aula i cartelli con la scritta “imbullonati” rivolti alla maggioranza. Il loro leader Giuseppe Conte si è ringalluzzito non poco. Ha attaccato Meloni definendola una “premier sfiduciata” e, ancora, una “figlia del popolo che vuole dare immagine di avere contro i poteri forti ed invece in quattro anni di governo con i poteri forti è andata d’accordo”. L’Avvocato pentastellato con la A maiuscola è sprezzante. Certo, sono frasi che pronunciate da chi si è ritrovato come primo incarico – senza esser mai stato eletto nemmeno in un consiglio comunale – a fare il Presidente del Consiglio peccano di non poca tracotanza.

Anche la Segretaria del Partito democratico Elly Schlein pare essersi di colpo rianimata e – a proposito di arroganza – ha accusato Meloni di essere una “donna che ha fatto un patto di potere e pur di difendere il suo potere era pronta a sacrificare le altre donne”, rilanciando la tesi boldriniana che l’emendamento sulle preferenze avrebbe cancellato, se approvato, completamente la parità di genere. “Elezioni anticipate a settembre? Noi siamo pronti” ha detto Elly.

Chissà, forse tra i tanti sorrisi e abbracci dei colleghi in Transatlantico già si è immaginata a Palazzo Chigi. Un altro a sinistra assai compiaciuto della disfatta politica – è noto il suo amore per gli intrighi politici e i colpi di scena – è, naturalmente, il leader di Italia Viva Matteo Renzi. “È un chiaro regolamento dei conti interno al centrodestra” ha spiegato il Kraken dai lunghi tentacoli, “la Meloni dice di avere una maggioranza molto coesa e compatta, appena c’è il voto segreto, i suoi le votano contro”.

Anche Nicola Fratoianni, Alleanza Verdi-Sinistra, ha definito il risultato come “il tonfo di Giorgia Meloni”. Insomma, a sinistra c’è aria di festa. Il campo largo si è preso una gigantesca ubriacatura e ora balla a più non posso sotto cassa. “Se la sentono calla”, si dice così a Roma. Inutile spiegar loro quanto tutto questo sia una vittoria di Pirro. Ma la vera questione è un’altra. La debacle parlamentare ha avviato una riflessione interna al centrodestra che, tutto lo lascia presagire, sarà profonda. Se è vero che quello che non uccide fortifica, allora ne uscirà più forte. A sinistra, invece, la maschera è caduta. Ai voti dei cittadini da conquistare hanno preferito i listini bloccati. Di grazia, compagni, risparmiateci d’ora in poi le lezioni di democrazia.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.