Il governo italiano avrebbe “ingannato” l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, in merito alla sua preparazione nell’affrontare una pandemia soltanto tre settimane prima del primo caso coronavirus ‘ufficiale’ nel Paese. 

È quanto sostiene il quotidiano britannico Guardian, che cita a sostegno di questa tesi il rapporto di autovalutazione, datato 4 febbraio 2020, nel quale l’Italia si qualificava invece nel livello più alto, il cinque. 

Il giornale tira in ballo in particolare il Ministero della Salute guidato da Roberto Speranza, confermata anche nell’esecutivo a guida Mario Draghi. Proprio quel rapporto di autovalutazione, inviato all’Oms dall’allora direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute Claudio D’Amario, è finito ieri nelle mani del pm di Bergamo, titolare dell’inchiesta sulla gestione della crisi del coronavirus che nei mesi scorsi hanno sentito l’ex premier Giuseppe Conte, i ministri della Salute Roberto Speranza e dell’Interno Luciana Lamorgese, e il governatore lombardo Attilio Fontana.

Nel rapporto italiano veniva riportato che “il meccanismo di risposta alle emergenze nel settore sanitario e il sistema di gestione degli incidenti collegato a un centro operativo nazionale sono stati testati e aggiornati regolarmente”. Una circostanza ormai notoriamente non corretta: da tempo è emerso che l’Italia non aveva aggiornato il suo piano pandemico nazionale dal 2006.

Un fatto questo che, come sottolinea il Guardian, “potrebbe aver contribuito ad almeno 10.000 morti per Covid-19 durante la prima ondata”. Il mancato aggiornamento del piano pandemico è anche uno dei punti cardine dell’inchiesta di Bergamo: l’Italia sarebbe stata obbligata ad aggiornarlo, seguendo le linee guida dell’Oms, sia nel 2013 che nel 2018.

Quanto invece al rapporto di autovalutazione, in Paesi vincolati dal Regolamento sanitario internazionale, un trattato internazionale per combattere la diffusione globale delle malattie, sono tenuti a presentarlo all’Organizzazione mondiale della sanità ogni anno per informare sul proprio stato di preparazione di fronte ad una eventuale pandemia.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia