In queste ore da incubo per il governo, l’ultimo avvertimento al premier Giuseppe Conte viene da Alfred Hitchcock, che nel suo terrificante film Gli uccelli (1963) fa sferrare a un gabbiano il primo sanguinoso attacco a un umano, anticipando la mattanza. E con un grande gabbiano stilizzato alle spalle Matteo Renzi, leader di Italia Viva, lancia da Torino le sue “proposte shock” per rilanciare l’economia italiana, “messa peggio di come appare”. Facile prevedere uno shock, ma in senso clinico, per l’attuale esecutivo che del creativo e rumoroso contributo renziano farebbe spesso volentieri a meno. L’ex premier ha scelto il capoluogo piemontese come prima tappa del tour nazionale del suo nuovo partito, che sta mettendo radici nel senso letterale del termine se in giornata sono stati piantati alberi sotto la Mole, ad Ercolano e al Parco Nazionale del Vesuvio, in ottemperanza alla regola fondativa “un albero per ogni iscritto”. Ma il giardinaggio non impone il bon ton con gli alleati di governo: «Torino, con tutto il rispetto per la sindaca Appendino, dimostra che con i Cinquestelle le cose vanno peggio». L’incontro pubblico al Teatro dei Ragazzi inizia con un po’ di ritardo, prima Renzi doveva incontrare degli imprenditori, perché neanche il gabbiano può volare senza finanziamenti. Ma quando il leader spunta, la platea, che coincide con il suo popolo, è entusiasta. E col microfono in mano, nelle vesti di comiziante-presentatore-divulgatore, si sente a casa. Dietro di lui il post-ideologico logo con il volatile stilizzato e uno sfondo giallo macchiato da nuvolette viola stile fumetto con scritto “shock”, che sanno tanto di pop art e sganassoni ai nemici. Al centro della kermesse, molto leopoldina anche per gli stacchi musicali e l’alternarsi dei relatori, tra i quali l’economista Marco Fortis, il piano di Italia Viva per rivitalizzare l’economia, rilanciando gli investimenti pubblici e privati. È una ricetta da 120 miliardi, perché «la manovra non basta», e che tocca tanti settori, dalle autostrade all’edilizia scolastica, passando per il dissesto idrogeologico. Il testo dovrebbe poi diventare un decreto-legge, per Renzi sono tutte “idee per il governo”, un aiuto che sa di sfida a Giuseppe Conte e al Partito Democratico, che hanno già assaporato i suggerimenti (e le polemiche) di IV sulla manovra.

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Intanto l’ex premier riguadagna centralità nel dibattito e si gode i primi passi della sua creatura. Oggi la seconda tappa del tour a Catania, in un’isola delusa dal Movimento 5 Stelle ma che non può diventare a maggioranza leghista. In Sicilia lo accoglieranno i deputati regionali che in settimana hanno costituito all’Ars il gruppo parlamentare regionale di Italia Viva, il primo nel Paese. Tra loro c’è Luca Sammartino, già mister 32mila preferenze con il Pd e papabile candidato alla presidenza della regione. Ad ascoltare Renzi sotto l’Etna pure molti amministratori locali e sindaci civici, forzisti e democratici tentati dal gabbiano, come i primi cittadini di Gela e Bagheria. Ma i rumors riportano anche un nascente interessamento del sindaco di Palermo Leoluca Orlando. A confermare l’ottimismo che si respira nel partito la risposta di un deputato alla domanda se sentisse qualcosa nel tornare a Torino da “fuoriuscito”, 12 anni dopo il Lingotto di Veltroni con il quale nasceva il Pd. Per lui «nessuna nostalgia, viviamo nel futuro». E la premiership di Conte avrà futuro? «La legislatura certamente, lui forse». E dal triangolo Roma-Torino-Firenze qualche dritta sui prossimi passi di Italia Viva: il governo? «Noi questo governiamo lo aiutiamo, ne siamo i mediani e pure i fantasisti». Spesso date l’impressione di volerlo affondare. «Siamo semplicemente pragmatici, basti pensare al lavoro della ministra Bonetti che ha portato a casa gli asili nido gratis e l’assegno universale per i nati nel 2020». Le riforme con la Lega? «Noi parliamo con tutti per il bene del Paese, certamente le regole del gioco potremmo deciderle insieme». Ma a quale è il vostro gioco sulla legge elettorale? «Siamo nati per il maggioritario ma è cambiato il mondo». E in Emilia-Romagna come giocate? «Bene la piazza delle sardine, la regione non deve essere liberata da nessuno. Noi nella civica di Bonaccini, anche se lo sostiene il Movimento 5 Stelle». Alla prossima Leopolda ci sarà Mara Carfagna? «È abbastanza adulta da potere scegliere». Quando potremo scegliere se votarvi o meno? «Il primo test sarà alle regionali in Toscana». Quel giorno sarete di più? «Certo, dal Pd verranno in molti».

Già, il Pd. I democratici saranno impegnati tutto il weekend a Bologna per “Tutta un’altra storia”, una tre giorni di pensieri e parole. E riforme dello statuto. Interverranno tutti i big, esponenti del governo e della società civile. All’assemblea nazionale di domenica certamente non ci saranno molti delegati calabresi, in polemica con il partito nazionale che ha scaricato il governatore uscente Mario Oliverio. Zingaretti ha infatti chiesto all’editore Florindo Rubettino di correre come candidato presidente del Pd alle prossime regionali, in programma per gennaio 2020. L’imprenditore è però visto da molti dirigenti e amministratori locali del partito come un nome calato dall’alto e tanti sostenitori di Oliverio stanno attaccando il segretario nazionale sui social. La spaccatura in atto e la (finora) mancata alleanza con il Movimento 5 stelle rischiano di trasformare le regionali calabresi, alle quali Italia Viva ha scelto di non schierarsi, in un grosso inciampo per il Pd. Un navigato parlamentare, che si definisce «uno dei pochi in minoranza in questo partito», commenta caustico: «Dovevano eleggere il nuovo presidente e non ce la fanno, dovevano fare delle modifiche statutarie ma forse saltano. La verità è che questo partito è senza una linea. Per Zingaretti bisogna stare al governo a tutti i costi, anche quello di genuflettersi ai grillini». Per l’inquieto dem la resurrezione del Pd non è in una possibile riforma o in un congresso, ma «in uno scioglimento a fine rifondativo». Certo fa strano sapere che, all’indomani del trentesimo anniversario della Svolta della Bolognina, i democratici sentano di nuovo la necessità di liquidare una storia e ripartire.