Il sistema dell’informazione assiste ipocrita ai danni che ha fatto e non sarà chiamato a risponderne perché il processo dovrebbe svolgersi in casa: e sarebbero pressoché tutti imputati. Non saremmo dove siamo, non ci ritroveremmo in questo degrado civile, non soffriremmo la barbarie di questo ripiegamento autoritario e violento, se il sistema dell’informazione avesse contrastato anziché promuovere, denunciato anziché legittimare, inibito anziché eccitare l’eterna propensione illiberale di questo Paese. La storia bugiarda vuole che la reazione neofascista del movimento di Beppe Grillo e le brutalità discriminatorie della nuova Lega si siano accreditate senza il contributo del sistema dell’informazione e anzi contro i modelli, i riti, le abitudini che lo caratterizzano. Ma appunto non è vero.

Le originarie diserzioni televisive dei grillini erano semmai l’occasione per rappresentare in faccia al pubblico infoiato la scena impagabile del corrotto habitué di talk, chiamato a recitare “la politica” distante dalla gente e dunque contrapposto al presunto spontaneismo magari un po’ ciabattone ma dopotutto sano che affollava le piazze del vaffanculo. E non andava poi troppo diversamente con il nuovo corso della Lega, cui si addebitava magari qualche ineleganza ma nel simultaneo riconoscimento di una sua idoneità democratica perché infine era vero che la gente stava male, era vero che alle periferie non pensava nessuno, era vero che c’era bisogno di sicurezza, era vero che l’immigrazione è un problema, era vero che gli zingari rubano: tutto certificato dalla pensosa stampa coi fiocchi che infatti cominciava a precisare che in effetti lo stupratore era magrebino, che in effetti quelli beccati sul treno senza biglietto erano africani.

Sui due fronti cugini della devastazione istituzionale e dello svilimento dei diritti individuali a faccenduole dopotutto sacrificabili, il sistema dell’informazione che conta ha militato in solerte unanimità, e il risultato è una rovina civile che come al solito in questo Paese è attribuita all’imponderabile, a una specie di determinismo senza causa, all’eterno non si sa dell’irresponsabilità vigliacca. Sarebbe bastato raccontare, descrivere il ribollire antidemocratico ed eversivo del brodo grillino per evitare che dilagasse: ma si preferì lasciar correre e si continua, facendo surf su quel refluo nella scema speranza di rimanere puliti. E sarebbe bastato lavorare sul nucleo della reazione leghista, anziché levigarne la scorza, per evitare che diventasse la presunta alternativa quando si tratta solo di una denominazione diversa dell’identico reclamo illiberale. Non fu neppure di inerzia, dunque, il contegno del sistema dell’informazione davanti all’affermarsi di quella cultura: fu di complicità, di promozione, di istigazione, in una specie di doppio livello che l’ha stabilizzata trasformandola in potere.