A inizio luglio 422 lavoratori della Gkn vennero licenziati direttamente via mail dopo una giornata di ferie. Due mesi dopo il Tribunale del Lavoro di Firenze ha revocato l’apertura dei licenziamenti collettivi della multinazionale britannica (attiva nel settore dell’automotive, nella produzione di semiassi e di elementi di trasmissione) nello stabilimento di Campi Bisenzio.

I giudici hanno dato ragione ai sindacati, che avevano impugnato il procedimento avviato verso i 422 dipendenti licenziati dal gruppo, che per il Tribunale ha violato l’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori, mettendo in atto comportamenti anti sindacali (licenziamento via mail, ndr).  “E’ configurabile un’evidente violazione dei diritti del sindacato, messo davanti al fatto compiuto e privato della facoltà di intervenire sull’iter di formazione della decisione” da parte dei vertici della multinazionale di lasciare a casa i dipendenti. È quanto si legge in un passaggio del decreto con cui il Tribunale del Lavoro. Per il giudice, nel comunicare i licenziamenti collettivo con una email, il 9 luglio scorso, la Gkn è venuta meno al “democratico e costruttivo confronto che dovrebbe caratterizzare le posizioni delle parti”.

“Pur non essendo in discussione la discrezionalità dell’imprenditore rispetto alla decisione di cessare l’attività di impresa (espressione della libertà garantita dall’art. 41 Cost.), nondimeno la scelta imprenditoriale deve essere attuata con modalità rispettose dei principi di buona fede e correttezza contrattuale, nonché del ruolo e delle prerogative del sindacato” scrive il giudice del Lavoro di Firenze, Anita Maria Brigida Davia, nel decreto con il quale ha revocato i licenziamenti collettivi.

Dopo il licenziamento via mail, la Fiom, rappresentata dagli avvocati Andrea Stamaccia e Franco Focareta, ha presentato ricorso. Gkn “nel decidere l’immediata cessazione della produzione – si legge nel decreto – ha contestualmente deciso di rifiutare la prestazione lavorativa dei 422 dipendenti (il cui rapporto di lavoro prosegue per legge fino alla chiusura della procedura di licenziamento collettivo), senza addurre una specifica ragione che imponesse o comunque rendesse opportuno il suddetto rifiuto, il che sicuramente contrario a buona fede e rende plausibile la volontà di limitare l’attività del sindacato. Quanto al rispetto del ruolo del sindacato stesso – chiarisce il giudice – appare significativa la chiusura di 24 ore per ‘par collettivo’, concordata con motivazione rivelatasi successivamente pretestuosa e artatamente programmata per il giorno successivo a quello fissato per decidere la cessazione di attività, in modo da poter comunicare la suddetta cessazione ai lavoratori e al sindacato con lo stabilimento già chiuso”.

Per il giudice l’azienda, licenziando i 422 lavoratori, “ha violato gli obblighi di informazione a suo carico” nei confronti dei sindacati. “È la stessa lettera di apertura della procedura” con cui ha comunicato i licenziamenti collettivi, fa notare il giudice nel decreto con cui li ha revocati, “a dimostrare che la decisione di chiudere lo stabilimento sia stata il risultato di una complessa analisi avviata a livello di gruppo all’esito della quale sono state elaborate una serie ‘di azioni a livello centrale e di singoli paesi volte a ripristinare un’organizzazione del gruppo industriale Gkn sostenibile’ e che le stime al ribasso dei volumi di vendita dell’unità produttiva di Campi Bisenzio avevano reso non conveniente il mantenimento della suddetta produzione, preferendo il gruppo focalizzare ‘l’attenzione sulle realtà, tra quelle esistenti, già multifunzionali ed idonee ad incentrare in capo a sé molteplici linee prodotto ed attività’. La questione si era palesata nella sua evidenza da qualche mese”, sottolinea il giudice, ma Gkn non aveva comunicato nulla ai sindacati.

“Non osate far partire quelle lettere. Melrose non ha più nessuna credibilità. Decida lo Stato italiano se vuole associarsi a questa clamorosa perdita di credibilità”. Così il collettivo di fabbrica della Gkn, secondo cui il governo deve decretare “d’urgenza la sospensione delle procedure di licenziamento in corso (della 223) per noi e per le altre vertenze. Se il Governo non propone un Dl antidelocalizzazioni – aggiunge il collettivo – chiediamo di farlo salire dal Parlamento. Il pool di giuslavoristi che ha risposto al nostro appello ha preparato un testo che rispecchia gli 8 punti approvati dall’assemblea operaia”. Il testo della petizione su Change.org.

Il tribunale ha dato ragione alla Fiom. Gkn deve ritirare i licenziamenti e si riparte da zero. Finalmente una buona notizia: alla faccia di chi dice che il sindacato non serve e che lottare non paga”. Così su Facebook Emiliano Fossi, sindaco di Campi Bisenzio, comune nel fiorentino dove ha sede l’azienda Gkn.

Gkn, la lettera di licenziamento ai 422 dipendenti: “Crisi non sostenibile”

Il colosso britannico nella mail di licenziamento inviata ai 422 dipendenti ha sottolineato alcuni dati. “Nel 2025 la produzione di veicoli leggeri in Italia non supererà 1 milione, inferiore del 6% al 2016”. Il comparto automotive in Italia, secondo l’azienda, “già nel 2020 si caratterizzava per andamento negativo che lasciava trasparire grande sofferenza” ma con la pandemia la sofferenza si è “amplificata” comportando “una pressione al ribasso dei prezzi”.

Gkn indica “una continua decrescita dei prezzi di circa il 3% ogni anno”, decrescita che provoca in Italia un “totale disequilibrio tra costo di produzione e valore di vendita”. Anche con questo quadro la Gkn motiva i licenziamenti che porteranno alla chiusura della fabbrica di semiassi a Campi Bisenzio (Firenze). L’azienda spiega inoltre che le forte pressione sui prezzi dei nuovi prodotti si traduce nella necessita’ di “operare riduzioni fino a circa il 10% da una generazione di prodotto all’altra”.

Napoletano doc (ma con origini australiane e sannnite), sono un aspirante giornalista: mi occupo principalmente di cronaca, sport e salute.