“È morto da solo come un cane in un ospedale. Avrà pensato che la sua famiglia lo aveva abbandonato ma non è così: noi non sapevamo nemmeno che stava male ed era stato ricoverato”. Il racconto di Ramona Di Lorenzo, nipote di Giuseppe Di Lorenzo, 51 anni di Nola, è agghiacciante. Suo zio era detenuto nel carcere di Poggioreale da qualche mese ed è morto il 4 gennaio.

Era sieropositivo e soffriva con il fegato ma quando il 27 dicembre aveva fatto la consueta videochiamata, la famiglia lo aveva trovato abbastanza bene. Sono gli stessi familiari a raccontare che nel pomeriggio del 4 gennaio alla famiglia è arrivata una telefonata: “Giuseppe è stato scarcerato”. Così due degli undici fratelli sono andati al cancello del carcere per riportarlo a casa. Ma lì non c’era nessuno. Poco dopo, intorno alle 18.30, la telefonata del loro avvocato, Michele Russo, che gli comunicava che Giuseppe era invece al Cardarelli, morto. “Cosa gli fosse successo non si sapeva, non sapevamo nemmeno che stava male”, dice Ramona.

A raccontare la vicenda è la famiglia, molto numerosa e unita, di Giuseppe che ha deciso di denunciare alla Procura di Napoli quella improvvisa, strana e non annunciata morte del loro congiunto. “Non stiamo dicendo che il carcere ha fatto ammalare Giuseppe o che ce lo ha ucciso, ma quello che noi denunciamo è la mancanza di umanità – dice Magda Ricciardi, cognata di Giuseppe – È stato terribile per noi sapere che era stato scarcerato e poi invece era morto. Mia suocera, la mamma, ha 84 anni e sta malissimo. Ci hanno privato del diritto di assisterlo e di piangercelo”. La famiglia chiede che vengano accertate le cause della morte, che venga fatta l’autopsia sulla salma e che vengano sequestrate le cartelle cliniche di Giuseppe sia dal carcere di Poggioreale sia dall’Ospedale Cardarelli di Napoli.

Nel verbale di notifica della scarcerazione emesso dal Magistrato di sorveglianza si legge che questa è avvenuta alle 17 del 4 gennaio presso l’Ospedale Cardarelli. “All’atto della consegna del provvedimento al Di Lorenzo non essendo in grado di firmare l’atto concessivo, la copia viene consegnata al sanitario di turno”, c’è scritto. Ed è proprio questa congiuntura di orari con la comunicazione dell’avvocato del decesso ad aver allarmato la famiglia.

“Solo dopo la sua morte abbiamo saputo che, dopo il colloquio con i familiari, zio Peppe è stato portato all’ospedale – racconta Ramona – Possibile che fino al 4 gennaio nessuno ci abbia detto nulla? Ora non ci sanno dire ancora com’è morto. A Capodanno abbiamo festeggiato con spumante e panettone e mio zio era in ospedale da solo, senza il conforto dei suoi cari che non sapevano nulla di cosa gli stesse succedendo”.

“È giusto che uno che ha sbagliato debba pagare una pena, ma non con la propria vita – ha detto il fratello Vincenzo Di Lorenzo – Noi vogliamo sapere cosa è successo a mio fratello, che sia fatta giustizia. Non abbiamo bisogno di nulla, solo di giustizia: lo dobbiamo a lui e agli altri detenuti che ancora devono soffrire”. “Vogliamo giustizia non solo per Giuseppe ma anche per tutti gli altri detenuti – dice tra le lacrime Anna Di Lorenzo, sorella di Giuseppe – Se dovessimo avere un qualsiasi risarcimento lo devolveremo per loro, per questi ragazzi che hanno tanto bisogno e non devono più soffrire. Giuseppe era così, voleva bene a tutti”.

La faccenda è oscura e solo le indagini potranno chiarire quanto accaduto. Nemmeno i garanti dei detenuti sono stati informati dell’accaduto. Un fatto è certo: la famiglia non era a conoscenza delle drammatiche ore che stava vivendo Giuseppe. “Dal carcere ci vuole più trasparenza – ha detto Pietro Ioia, garante dei detenuti del Comune di Napoli – La famiglia doveva essere informata subito. Ormai non si può nascondere più nulla, soprattutto ai familiari e ai garanti. È necessario fare dei tavoli per confrontarci sul problema delle carceri. È inutile nascondersi, i problemi ci sono. E intanto il Governo continua a essere assente per tutte le carceri italiane”.

Raggiunto al telefono dal Riformista il direttore del carcere di Poggioreale, Carlo Berdini,  conferma che “quando un detenuto lascia il penitenziario per essere portato in ospedale la famiglia viene sempre avvisata immediatamente”. Le indagini e l’autopsia chiariranno cosa sia successo e perché i familiari non sapevano che Giuseppe era finito in ospedale.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.