La propaganda anti-Occidente ha distrutto questa generazione e sta infettando la prossima. Il 7 ottobre 2023 Yahya Sinwar ha scatenato la strage di civili israeliani con un piano già pronto insieme ai suoi sponsor iraniani: trasformare i palestinesi di Gaza in sacchi di sabbia umani. Ospedali come basi, scuole piene di razzi, tunnel sotto i quartieri civili. Ogni bambino morto in streaming era un’arma contro la coscienza occidentale.

E ha funzionato alla perfezione. In poche settimane il carnefice è diventato vittima e l’aggredito oppressore. Le università occidentali, figlie della democrazia liberale, si sono trasformate in palcoscenici di antisemitismo. “Dal fiume al mare”, “Globalize the Intifada”, fino alle “mancate saponette” urlate nell’ultimo 25 aprile. Nella stessa manifestazione sono state strappate bandiere ucraine e lanciati slogan contro la Brigata Ebraica e gli iraniani anti-ayatollah. È la propaganda anti-occidentale fomentata anche da Putin e dalla Cina, alleati di Teheran in un fronte comune contro la democrazia liberale. Da Sinwar al ritorno del peggior antisemitismo in una festa della Liberazione il cerchio si è chiuso in meno di due anni.

Come è stato possibile? Lo spiega meglio di tutti Gad Saad con la teoria dei “mind parasites”, i parassiti mentali. Un’idea nociva entra nella mente, ne altera il comportamento e spinge l’ospite al suicidio evolutivo. L’anti-occidentalismo è il parassita più virulento del nostro tempo: si nutre del senso di colpa giudaico-cristiano e lo trasforma in odio per sé stessi. L’Occidente è diventato oicofobico: ha paura della propria civiltà. Difendere l’Illuminismo, la libertà individuale o la superiorità morale della democrazia liberale rispetto alle teocrazie significa essere tacciato di fascismo, colonialismo o islamofobia.

Il paradosso è tragico: proprio la cultura che ha creato diritti umani, scienza ed emancipazione femminile viene delegittimata in nome di regimi che lapidano le donne, impiccano gli omosessuali e schiavizzano popoli. Il motore di questa catastrofe sono i cattivi maestri: intellettuali di sinistra che, dopo aver studiato sui banchi migliori, si sono ritrovati precari e mal pagati. Hanno visto i compagni “mediocri” arricchirsi e hanno scelto la rivincita. Non potendo vincere sul mercato, hanno occupato università, scuole di giornalismo e case editrici per distruggere il sistema che li aveva “delusi”. Hanno insegnato ai giovani che il successo è immorale, l’individualismo è egoismo e l’Occidente è il male. Risultato: una generazione convinta che Hamas sia di liberazione e Israele il nuovo Terzo Reich.

È la rivincita dei falliti. E la paghiamo tutti. Elogiare sistemi tirannici, misogini, omofobi e antisemiti solo perché anti-occidentali non è critica al capitalismo: è harakiri culturale. Significa preferire la sharia alla Costituzione e il burqa alla minigonna. Il parassita, una volta insediato, non si ferma: sta già infettando le scuole superiori e i nati dopo il 2010. Tra dieci anni avremo una classe dirigente per cui l’antisemitismo sarà un’opinione come un’altra e la difesa dei valori occidentali come pensiero coloniale. Sinwar è morto, ma il suo piano, e quello dei suoi alleati russo-cinesi, vive e la propaganda ha vinto la battaglia delle emozioni.
Ora tocca a noi decidere se vogliamo perdere anche la guerra delle idee o se siamo disposti, finalmente, a chiamare parassita un parassita e a curare la malattia prima che diventi terminale.

Enrico Cerchione

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