Quello che avrebbe potuto cambiare tutto poteva essere un bel titolone sui giornali, magari Il Fatto Quotidiano, o La Repubblica. E infatti i verbali in formato word degli interrogatori nei quali l’avvocato Piero Amara rivelava l’esistenza di una presunta e fantomatica loggia di potere, la Loggia Ungheria, vennero mandati proprio ai due quotidiani. O almeno questa la versione di Giulia Befera, 32 anni, ex collaboratrice di Piercamillo Davigo, e a stretto contatto con la segretaria del “dotto Sottile” Marcella Contrafatto, indagata per calunnia con l’accusa di aver inviato anonimamente i verbali di Amara al magistrato Nino Di Matteo e ad alcuni giornali. È stata ascoltata dai pm romani in merito all’indagine su Contrafatto.

Quei verbali erano stati consegnati dal Procuratore aggiunto di Milano Paolo Storari a Davigo, per il presunto “immobilismo” con il quale la magistratura ambrosiana e il suo capo Francesco Greco avrebbero affrontato la questione. Davigo dopo aver ricevuto quei verbali non li segnalò formalmente, ma ne parlò informalmente con il vicepresidente del Csm David Ermini e con gli altri due membri del Comitato, il procuratore generale e il presidente della Cassazione, Giovanni Salvi e Pietro Curzio oltre che con il senatore Nicola Morra, presidente dell’Antimafia. È indagato a Brescia per rivelazione del segreto d’ufficio, Greco è indagato per ritardo dell’apertura delle indagini. I due, il “dottor Sottile” e la “mente finanziaria” del pool di Mani Pulite, si sono lanciati bordate a vicenda negli ultimi giorni da giornali e tv. La Procura si appresta intanto a chiedere il rinvio a giudizio dell’ex segretaria Contrafatto. A riportare la versione – che rappresenta solo la sua di verità – di Befera Il Corriere della Sera: secondo la 32enne la svolta sarebbe stata la decisione del Csm “di estromettere l’ex pm di Mani Pulite nel momento in cui ha lasciato la toga; prima lui stesso pensava di essere confermato, ma poi capì che ciò non sarebbe avvenuto”.

Davigo è andato in pensione nell’autunno scorso, dopo aver compiuto 70 anni. La sua decadenza da consigliere era stata deliberata dal Csm e il suo ricorso al Tar del Lazio giudicato inammissibile lo scorso gennaio. Ed era a quel punto che, secondo Befera, Contraffato sosteneva: “Un grande titolo ad effetto dal Fatto Quotidiano potrebbe veramente cambiare le sorti del destino – avrebbe scritto già prima. E poi, Befera: “La Contrafatto mi rappresentò che sarebbe stato bello ed eclatante se avesse avuto clamore mediatico la vicenda relativa ai vertici, alla loggia e al fatto che Davigo sapesse e avesse informato la presidenza del Csm e il Presidente della Repubblica, venendo ripagato con la mancata riconferma”. L’ex collaboratrice ribadisce tuttavia chiaramente che Davigo era estraneo alla fuga di notizie, alle spedizioni anonime. Non c’entrava.

L’ex collaboratrice dice che era intenzione di Contrafatto “scatenare un titolone sui giornali prima del plenum; in pratica mi disse che sarebbe stato ‘stupendo’ se la notizia fosse uscita sui giornali”. Le spedizioni tra ottobre e 2020 e febbraio 2021. A dicembre il messaggio di Befera alla segretaria: “La vuole far scoppiare o no sta bomba?”. E questo perché si chiedeva perché Davigo “continuasse a non far emergere pubblicamente ciò che sapeva su Ardita”, membro del Csm, ex compagno di corrente di Davigo in Autonomia & Indipendenza, tirato in mezzo dai verbali della Loggia, e con il quale Davigo avrebbe deciso di rompere qualsiasi rapporto – Ardita ha confermato la sua estraneità alla presunta Loggia.

A scoprire il vaso di Pandora la denuncia, dopo aver ricevuto i verbali, del consigliere Csm Nino Di Matteo. Documenti accompagnati da alcune righe, aggiunte a mano e a computer: “Ho mandato solo la parte … diciamo più interessante. Sicuramente ci sono dei nomi che lei conosce. È bene sapere chi abbiamo intorno e soprattutto scoprire la verità sulla moralità delle persone. Sarà una sorpresa sicuramente. Ben tenuto nascosto dal procuratore Greco. Chissà perché”. Da qui l’accusa di calunnia al Procuratore Capo di Milano che si appresta al pensionamento, a novembre. Sia Contrafatto che Befera hanno negato di essere la “postina” del caso.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.