È finito il mondo della contrapposizione russo-americana, uniti nella più totale assenza di ogni europeo a partire dagli eredi degli inglesi imperiali incarnati dai versi Rudyard Kipling – The Little British Soldier che si fa saltare le cervella pur di non farsi squartare dalle donne jihadiste – o dalla dolcificata memoria cinematografica del mastino primo e ultimo ministro del British Empire Winston Churchill, ora estinto nella nassa nella Brexit. Ed è nato con questo annuncio di esecuzione divina, lo spot presidenziale empireo dal pianeta United States – riconoscibili nell’Olimpo della Situation Room tutti gli dei della Guerra, della Giustizia, della Intelligenza e del Sotterfugio nelle loro uniformi mimetiche e nei loro enigmatici sguardi contro il demonio al-Bagdhadi annientato esploso bruciato vaporizzato fulminato, dimostrando per la prima volta che gli americani possono lanciare un’alleanza planetaria istantanea immaginaria, stratosferica e militare per ardere in un solo rogo gotico-sufico l’ultimo satanasso dell’Isis, ingolfato di sciarpe, Kalashnikov, fagotti e delitti e far perire con lui i suoi stessi infanti schiantati dallo stesso terrore di un tunnel senza fondo e senza scampo, accomunati in un destino di lingue di fuoco e carni aperte in un video grigiastro e muto.

L’ultima strega di biancaneve è stata costretta all’auto-esplosione emettendo squittii di vergogna e ceneri di codardia consapevole della morte, di chi aveva arso piloti in gabbie di ferro appese sulla piazza, nudi e cosparsi di cherosene finché non diventassero danzanti povere ossa calcificate. L’ultima strega da ardere è stata per ora arsa, l’ultima strega da far crepare in confuse immagini in diretta, grigie e incomprensibili e senza suono, in cui si deve credere alle parole del presidente Trump che reciuta un brano della nuova Genesi del XXI secolo dopo l’estinzione delle antiche guerre e dopo la chiusura delle porte del Tempio di Giano – dio delle due facce – e l’inizio di una nuova cooperazione coloniale ma senza colonie sostituite come piaceva a Stalin e anche a Hitler da zone d’influenza e zone di sorvolo, zone di intesa concordata, zone di rinuncia e di sofferenza imposta, ora ai curdi, ora ai siriani, ora agli iracheni, purché passi il concetto della immane superpotenza astro galattica dall’occhio implacabile e la spada ardente, già desiderata e descritta dal filosofo del nazi-comunismo e nazional-cristiano svasticato mondo anti-antiliberale Aleksandr Dughin che in questi giorni percorre la penisola italiana spiegando come il filosofo liberale Karl Popper avesse perfettamente capito tutto sulla democrazia, tanto che noi – il mondo del nuovo impero russo-iraniano-turco con opzione di consenso americano ondivago ma non ostile – gli rispondiamo che siano gioiosamente ai loro antipodi.

La Russia riceve un messaggio notturno dai velivoli d’assalto americani in volo: “Vi stiamo sorvolando per spazzare via i nemici comuni”. La risposta è: ” Spassiba roger, spassiba ok”. Questa almeno la leggenda trasmessa nel cosmo da Trump. poi l’ulteriore conferma: “Grazie di averci avvertititi, procedete”. Il giorno dopo tutti smentiscono e specificano, riaggiustano, si tirano la coperta kurda un po’ più su Damasco, un po’ più giù, verso Erdogan. Ma il senso complessivo resta quello della prova generale di un nuovo ordine che si sovrappone a tutti gli ordini precedenti, con la presenza trumpiana nei panni del distratto complesso di Zeus fulminatore superiore, ma paziente. L’Oriente intanto è affidato all’armata spaziale russo turco iraniana siriana irachena, che sa di non essere invulnerabile all’America, ma che può tentare di sopravvivere finché sta di basso profilo e non alza troppo il calore delle centrali nucleari che scatenano le necessarie reazioni israeliane. La grande flotta galattica del pianeta United States of America è lontana ma immanente, disancorata ma vedente e operativa, e torna a colpire se e quando vuole senza lasciare basi solitarie e astronauti dispersi. Il piccolo Impero Russo illustrato da Aleksandr Dughin come un piccolo mondo antico dominato dalla memoria di Caterina Imperatrice, Pietro il Grande, Stalin, poco Lenin, molto Pushkin il poeta e Putin lo zar plebiscitato, zero Gorbaciov e molto petrolio, dice grazie per la porta rimasta aperta in Siria (ce l’avevano del resto dai tempi della Guerra Fredda) ed Erdogan – persino lui – esulta e porta a cena la sua bottiglia, se c’è da ammazzare il terrorista caprone rituale. I curdi si sentono traditi., ma ancora nella partita. Il nuovo (dis)ordine mondiale del medio e lungo Oriente fino alla Cina cambiano le carovaniere – ora via della seta – e intanto bisogna anche attrezzarsi in funzione anticinese, visto che Bejing si sta pappando l’Africa più dura da inghiottire, tra il Corno e la Somalia dove l’Islam è forte e qualcuno dovrà fare il lavoro più sporco, fra Massaua e il Somalyland, dove si portano via le cooperanti che vengono castigate dai pick-up di Allah e vendute come spose al mercato. L’ammazzamento di Al-Bagdhadi è una svolta mediatica perché Zeus, ancorché colpito dall’Impeachment e dalla corsa al secondo turno – punta sul fattore estremo che ferisce al cuore l’estremismo islamico, quello del disonore nella vergogna e nella paura della morte, benché tutto sia ancora da decifrare in quel groviglio di footage e foto gettate nell’insalatiera della comunicazione ma si punta moltissimo sul fatto che il malvagio infermale terrorista piangesse disperatamente, lloraba come un nino, spiace dirlo, come il poeta gay Federico Garcia Lorca scaraventato dalla soldataglia fascista al paradòn prima di trucidarlo nello scherno e nel disonore. Ora vedremo gli effetti della semina emotiva e di quella politica. Una nuova grande serie televisiva è appena cominciata.