Giovanni Malagò viaggia spedito verso la nomina a nuovo presidente della FIGC. Le elezioni ufficiali avverranno il 22 giugno, ma l’ex presidente del CONI ha avuto già 18 preferenze su 20 squadre della Serie A (contrarie Lazio e Verona). Ma il candidato numero uno a sostituire Gabriele Gravina se la deve vedere con la scesa in campo di Giancarlo Abete, già presidente federale dal 2007 al 2014. L’ex presidente sostiene che la candidatura del suo avversario sia frutto di un’investitura dall’alto, e non di una vera e propria trattativa con i componenti.

I numeri del duello

Questo duello, ci spiegano i numeri, è solo all’inizio. L’assemblea elettiva è composta da 276 delegati tra Serie A, Serie B, Lega Pro, dilettanti, calciatori, tecnici e arbitri. Per potersi candidare, serve l’accredito della metà più uno dei delegati di almeno una componente; per essere poi eletti, servono delle soglie molto alte già dai primi scrutini, poi la maggioranza e, se la situazione lo richiede, il ballottaggio. In parole povere, le 18 firme delle squadre di Serie A che Malagò ha già ottenuto aprono le porte alla sua elezione ufficiale, ma tutto potrebbe ancora cambiare.

Quando avverrà la decisione

La partita vera e propria si giocherà nelle prossime settimane, quando si capiranno le preferenze anche di Serie B, Lega Pro, Associazione Italiana Calciatori, Associazione Italiana Allenatori e arbitri. La Lega Nazionale Dilettanti, è il vero e proprio contrappeso che vorrebbe vedere Abete alla presidenza federale. Ed è da lì che l’ex presidente parte, da un radicamento interno, mentre Malagò parte da un profilo esterno alla macchina federale, più forte sul piano della visibilità, delle relazioni istituzionali e dell’idea di discontinuità che molti club vogliono spendere dopo il trauma dell’ennesimo fallimento azzurro.

Cosa filtra intorno a Malagò

Intorno ai due nomi si sono già intravisti i primi segnali. Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, sostiene Malagò e ritiene questa fiducia nei suoi confronti uno dei passaggi più compatti espressi di recente dal vertice del calcio italiano. Claudio Lotito, presidente della Lazio, si è invece mosso nella direzione opposta, non aderendo alla candidatura di Malagò e chiedendo una riforma più drastica, fino alla richiesta di un “commissario” per dirigere il sistema. Questa è la prova che dentro la Serie A il consenso non coincide con una linea unica.

Le proposte dei due candidati

Quella che si sta per aprire, è senza dubbio una sfida tra due modi diversi di immaginarsi il futuro del calcio italiano. Malagò, per ora propone la creazione di un capitale politico costruito fuori dalla federazione e spinto dai club più forti. Dall’altra parte, Abete offre esperienza, presidio dei territori e una grammatica più interna agli equilibri del sistema. Quindi, i votanti del 22 giugno saranno accompagnati da una domanda fondamentale: il calcio italiano vuole un uomo che lo rappresenti o una coalizione che lo regga?