E’ partito tutto da un ingente quantitativo di cocaina, circa 385 chili, ritrovato in mare a Largo di Gioia Tauro gettato in contenitori impermeabili da marittimi “infedeli” di una nave portacontainer giunta il 19 ottobre 2016.

Da lì la Guardia Di Finanza di Reggio Calabria, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha ricostruito il giro d’affari (illecito) della cosca Bellocco di Rosarno, ramificata nel Lazio (dove organizzava rapine per finanziare l’acquisto di grosse partite di droga), in Emilia Romagna e in Lombardia ma con agganci di primo piano in Sudamerica dove avrebbe ricoperto un ruolo anche nella fuga del boss Rocco Morabito, detto ‘u tamunga’, arrestato a Montevideo dopo 27 anni di latitanza e fuggito dal carcere il 24 giugno scorso con una rocambolesca evasione dai tetti.

L’OPERAZIONE – 45 gli arresti all’interno della cosca della ‘ndrangheta, di cui 36 persone in carcere e 9 ai domiciliari. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, detenzione di armi e rapina aggravate dall’utilizzo del metodo mafioso e della transnazionalità del reato. Coinvolti tutti i componenti di primo piano dell’organizzazione mafiosa. L’operazione, denominata Magma, ha fatto emergere come il clan, grazie alla propria forza intimidatrice, ha attuato – secondo l’accusa – un capillare controllo di ogni aspetto della vita, specie pubblica ed economica, con l’intento di assoggettare economicamente il territorio, progetto realizzato anche attraverso accordi con altre cosche quali quella dei Pesce di Rosarno, dei Gallace ad Anzio e dei Morabito di Africo.

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PORTI EUROPEI – Un canale diretto con il Sud e il Centro America, dove da Argentina e Costarica partivano grossi quantitativi di droga che raggiungevano non solo il porto di Gioia Tauro ma anche quelli di Rotterdam in Olanda e Le Havre in Francia, grazie ad altre organizzazioni criminali dotate di batterie di operatori portuali infedeli. Droga che poi veniva smistata in Italia e all’estro. Nel Bel Paese i rifornimenti arrivavano anche nella Capitale dove nelle scorse ore c’è stato un blitz della Guardia di Finanza contro il traffico di droga che avrebbe visto a capo l’ex capo ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, ucciso lo scorso 7 agosto in un parco della Capitale.

REDDITO E MALAVITA – Fra le 45 persone finite stamane in carcere o ai domiciliari c’è chi percepiva il reddito di cittadinanza. Si tratta di 5 delle persone arrestate.

SOLDI PER LA SCARCERAZIONE DEL BOSS – I legami tra le ‘ndrine della Calabria avrebbe spinto un emissario in Sud America della cosca Bellocco di Rosarno con l’obiettivo di risolvere alcune questioni che hanno interessato la famiglia Morabito di Africo. Secondo la ricostruzione della DDA di Reggio Calabria, l’emissario era incaricato di portare materialmente 50mila euro da utilizzare per la scarcerazione del boss Rocco Morabito, evaso dal carcere e al momento latitante.

TALPA IN TRIBUNALE – Secondo quanto emerge dagli atti dell’operazione “Magma”, il clan Bellocco aveva anche una talpa nel tribunale di Buenos Aires. Grazie alla collaborazione tra gli inquirenti italiani e la gendarmeria locale, e’ stato possibile accertare che nella capitale argentina l’associazione criminale calabrese poteva contare sulla collaborazione di alcuni “colletti bianchi” italo-argentini, appartenenti all’organizzazione e disposti ad agevolare la pianificazione dei traffici, in particolare l’importazione di ingenti quantitativi di cocaina dal Sudamerica.

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Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.