All’improvviso si è schiantato con la moto contro un muro e ha preso fuoco. Il suo corpo carbonizzato. Cosa è successo a Massimo Bochicchio? Cosa gli ha fatto perdere il controllo del mezzo? Il mistero aleggia ancora sulla morte del broker di origine casertana accusato di aver truffato numerosi vip e di aver fatto sparire molti soldi. La sua morte è avvenuta giusto il giorno prima che i giudici potessero ascoltarlo nuovamente in tribunale. Si è trattato di un incidente o di un gesto volontario?

Dagli stralci emersi in un interrogatorio del 20 luglio 2021, citati da Repubblica, emerge che Bochicchio viveva in un clima di minacce. La moglie della vittima al telefono si mostrava preoccupata. E il giudice, durante l’interrogatorio, aveva chiesto al broker conto della circostanza: “In una conversazione, sua moglie, nel periodo in cui è stato all’estero, dopo la sentenza inglese, a settembre, ottobre, faceva riferimento a ‘gente brutta brutta’“, ricordava il magistrato Corrado Cappiello.

Bochicchio minimizzava: “Si ma non è brutta, mia moglie ha avuto una percezione… Poi non è che non la ritengo brutta perché io non la ritengo brutta, perché non è brutta”. Il riferimento, spiega il broker, è a un episodio in cui il segretario di un suo ex socio “chiama mia moglie e con la velata minaccia…” avrebbe informato di essere disposto ad andare “sotto casa (di Bochicchio ndr) ad aspettare 9 ore che io uscissi per chiedermi informazioni”. L’interlocuzione non sarebbe stata tenera: “Pezzo di merda quando arriva il trasferimento?”, è il tenore delle mail inviate a Bochicchio.

“Lei deve capire che noi non ci siamo mai trovati in una situazione del genere, io non ho neanche una multa non pagata in vita mia e mi ritrovo in una situazione in cui il segretario…”, cerca di sminuire il broker. “Io non ho mai avuto un cliente brutto… I brutti sono i criminali, io ho sempre avuto solo persone estremamente per bene, professionisti”. Cose che capitano, insomma: “Purtroppo le persone quando ci sono i soldi di mezzo perdono la ragione”. Adesso bisogna capire se qualcuno ha perso la ragione, perché in molti hanno perso i soldi.

Secondo quanto riportato dall’Ansa, in base agli elementi raccolti dagli inquirenti non ci sarebbero più dubbi sulla identità del corpo, rimasto completamente carbonizzato dopo l’impatto con il muro di cinta dell’aeroporto dell’Urbe. A confermarlo, oltre l’attività peritale sul Dna disposta dalla Procura, sono soprattutto i resti del braccialetto elettronico, trovato nella zona dell’incidente, che il manager indossava perchè si trovava agli arresti domiciliari.

Bochicchio, però, poteva godere di due ore di permesso per motivi di salute. Intanto gli specialisti dell’istituto legale della Sapienza hanno avviato l’autopsia. Dai primi risultati emerge che a causare la morte potrebbe essere stato il violento impatto con il muro e le successive fiamme che si sono sprigionate dalla moto. Sul corpo carbonizzato del 57enne sono stati individuati diversi traumi mentre non sono emersi segni “macroscopici” di eventi cardiaci ma per capire se Bochicchio è stato colto da un malore prima dell’incidente ci vorranno ulteriori esami che dovranno essere completati entro sessanta giorni. I medici legali, come da prassi, hanno effettuato anche i prelievi tossicologici.

“Nel corso di questa primissima attività peritale – spiegano gli investigatori – non sono stati individuati segni di patologie pregresse gravi. Lo stato da salute di Bochicchio è paragonabile a quello di un qualsiasi 57enne”. Al momento la pista privilegiata dai pm capitolini, che procedono per il reato di istigazione al suicidio, resta quella del malore ma non si esclude anche il gesto volontario. Anche per questo gli inquirenti hanno disposto l’acquisizione del tablet, del telefono cellulare e di alcuni documenti (tra cui una agenda) dell’uomo accusato di avere truffato, per milioni di euro, vip e nomi noti dello sport. Obiettivo di chi indaga, oltre a ricostruire gli ultimi contatti avuti da Bochicchio nelle ore precedenti alla tragica morte, è cercare eventuali scritti o messaggi che potevano fare pensare ad un gesto estremo.

Capire a che velocità stesse percorrendo quel tratto di Salaria il mezzo con a bordo il broker è un altro elemento su cui gli inquirenti vogliono fare chiarezza. Gli agenti della polizia di Roma Capitale non hanno trovato segni di frenata sul manto stradale e al momento non ci sarebbero elementi relativi alla possibile azione di una auto privata. “L’ho visto mentre superava la mia auto e poi la moto ha cominciato a deviare verso destra”, ha confermato un testimone sentito oggi: parole che confermano quanto già fatto verbalizzare da altri tre testi.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.