Massimo Galli non è ottimista. I numeri della pandemia fanno segnare una curva ascendente, è inequivocabile. E l’infettivologo, primario dell’ospedale Sacco di Milano, paragona la situazione attuale a quella del marzo 2020. Fu il mese in cui l’Italia, e a poco a poco il resto d’Europa e il mondo, scoprì la gravità della pandemia. Quindi dichiarata emergenza mondiale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Le dichiarazioni in un’intervista a La Stampa.

Alla domanda se i valori attuali siano simili a quelli della prima ondata, Galli ha risposto: “Temo di sì. Il numero dei ricoveri è simile e anche se nella seconda ondata siamo più organizzati ci sono stati 43mila morti, e non è finita”, “nei prossimi dieci giorni capiremo quanto pagheremo le festività e poi speriamo non arrivi anche una terza ondata”. E sull’ipotesi di un lockdown duro: “È il momento di pensare a provvedimenti fermi da coniugare con il piano vaccinale. Se ci sono le dosi sufficienti si può pensare a una chiusura in tempi brevi per abbassare il contagio e favorire una vaccinazione di massa”.

Ieri il bollettino nazionale diffuso dal ministero della Salute ha fatto registrare 14.242 nuovi positivi su 141.641 tamponi. Il tasso di occupazione dei posti letto cresce di 196 unità nelle terapie intensive, 616 i morti per un totale di 79.819 dall’inizio dell’emergenza. L’associazione italiana di epidemiologia ha studiato gli effetti delle chiusure nelle 11 Regioni in cui la seconda ondata ha colpito più forte. “Da una valutazione formale dell’efficacia degli interventi restrittivi emerge come solo le regioni in zona rossa abbiano mostrato un declino significativo ed omogeneo dell’incidenza di Covid-19 nelle quattro settimane successive al provvedimento”, si legge nello studio pubblicato su Scienza in Rete.

Galli ha quindi osservato sull’attuale dibattito politico: “Francamente la situazione politica mi indigna. Sembra l’orchestra che suona mentre il Titanic affonda. Mi pare ci sia ben altro di cui occuparsi in questo momento” e “conviviamo con una pandemia disastrosa. Dopo cromatismi regionali vari abbiamo una situazione in peggioramento. Magari non è il momento di distrarsi. Bisognerebbe stringere tutti le fila e aspettare la fine della pandemia per scannarsi”. E quindi una puntualizzazione sui dati: “Il dato più sensibile non riguarda i decessi, che non è detto che siano quotidiani e riguardano malattie protrattesi per settimane, ma ciò che conta è che gli infettati crescono stabilmente e gli ospedalizzati risalgono”.