La partita sul futuro di Michele Emiliano continua e, come ogni “tormentone” che si rispetti, è destinata a durare per la gioia degli elettori del Partito democratico ancora a lungo. Dopo la bocciatura definitiva del Consiglio superiore della magistratura alla sua richiesta di collocamento fuori ruolo come consigliere giuridico della Regione, nelle ultime ore è emersa una nuova ipotesi: la presidenza del Consorzio Asi di Bari. Negli ambienti del campo largo starebbe infatti prendendo quota il nome dell’ex governatore pugliese per guidare il Consorzio industriale barese dopo le dimissioni di Fabio Di Cristo. Una soluzione che, secondo alcune valutazioni politiche, garantirebbe stabilità all’ente in una fase delicata, anche alla luce delle recenti tensioni legate all’inchiesta della Procura di Trani sulle presunte irregolarità nell’area industriale di Modugno.

Michele Emiliano e la strada per evitare il ritorno in magistratura venti anni dopo

L’ipotesi della presidenza del Consorzio Asi va ad aggiungersi a una lunga serie di soluzioni emerse negli ultimi mesi per evitare, dopo oltre venti anni, il ritorno in magistratura dell’ex presidente della Regione. Prima il ruolo di consigliere giuridico della Giunta regionale, poi l’idea di un incarico da “commissario esterno” per l’ex Ilva di Taranto. Nelle scorse settimane era stata presa in considerazione addirittura anche una possibile collocazione nella Commissione parlamentare antimafia guidata da Chiara Colosimo (FdI), valorizzando il passato di Emiliano come magistrato della Dda barese. Il nodo è sempre lo stesso: dopo la fine del mandato alla guida della Regione Puglia, Emiliano deve rientrare in magistratura come Pubblico ministero. Tuttavia, da ormai sei mesi – in quanto le elezioni si sono tenute lo scorso ottobre – si cerca di costruire una soluzione alternativa.

La vicenda ha avuto il suo punto centrale al Csm. Palazzo Bachelet ha bocciato in questi mesi tutte le richieste di collocamento fuori ruolo avanzate dalla Regione Puglia. L’ultima proposta prevedeva un incarico annuale di consigliere giuridico della presidenza regionale, con i costi — anche previdenziali — a carico della Regione. Il Csm aveva respinto la richiesta all’unanimità. Alla base della decisione, il mancato requisito dell’“accrescimento professionale” del magistrato richiesto dalla normativa per autorizzare il fuori ruolo. Un elemento ritenuto difficile da sostenere nel caso di Emiliano, ormai vicino alla pensione. Il presidente della Regione Puglia, il dem Antonio Decaro, che non lo aveva voluto nella sua Giunta, ha sempre sostenuto la soluzione del consigliere giuridico, definendo Emiliano “una risorsa”. L’obiettivo, non è un mistero, è evitare il ritorno in toga dell’ex governatore e traghettarlo verso il prossimo appuntamento politico nazionale.

Un posto in Parlamento

Nel Partito democratico è scontato un suo approdo in Parlamento alle prossime elezioni politiche. Dopo le varie bocciature del Csm, però, gli spazi si sono notevolmente ridotti. Una ennesima riformulazione della richiesta appare difficile. Anche il possibile passaggio in Plenum viene considerato complicato, soprattutto per il rischio di trasformare ulteriormente il caso in uno scontro politico interno alla magistratura. Per questo motivo stanno emergendo altre ipotesi. Tra queste, proprio quella del Consorzio Asi, che consentirebbe a Emiliano di mantenere un ruolo istituzionale in Puglia, suo feudo elettorale, senza rientrare in magistratura. Restano tuttavia diversi interrogativi, compresi quelli legati alle eventuali incompatibilità e alla necessità di un eventuale via libera del Csm.

Il teatrino surreale

Sul tavolo resta poi la questione della posizione professionale di Emiliano in magistratura. Prima dell’ingresso in politica aveva ottenuto la quarta valutazione di professionalità. Nei mesi scorsi aveva quindi chiesto che venissero valutati, ai fini della progressione di carriera, anche gli oltre vent’anni di attività politico-amministrativa svolti da sindaco di Bari e da presidente della Regione. Al momento, però, il quadro resta bloccato. Emiliano deve decidere se tornare a indossare la toga oppure lasciare definitivamente la magistratura. Nel frattempo, la politica continua a cercare una soluzione che consenta di accompagnare l’ex governatore fino alle prossime elezioni politiche. Sullo sfondo, comunque, il mancato imbarazzo da parte del Pd, e anche da parte della maggioranza di centrodestra che assiste da mesi e in silenzio a questo surreale teatro che in nessun altro Paese sarebbe tollerato.

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Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere