Ambrogio
Milano è cresciuta troppo, ora serve una legge speciale che la avvicini a Roma Capitale
Che Milano abbia bisogno di strumenti di governo proporzionati alla propria fisionomia effettiva è un’esigenza che nelle stanze di Palazzo Marino si avverte da tempo. Una consapevolezza cresciuta lentamente, dossier dopo dossier, negli anni in cui la città si è trasformata in metropoli globale senza che il suo quadro normativo cambiasse di conseguenza. Che il sindaco Giuseppe Sala e il presidente della Regione si confrontino per discutere della legge speciale, è segno che quella consapevolezza arriva al momento più alto. Perché il tema è riuscito nell’impresa più difficile della politica italiana di questi anni: mettere d’accordo forze politiche distanti fra loro. Una convergenza rara, costruita anche nelle commissioni del Pirellone, che oggi consegna alla città una visione concreta di riforma istituzionale.
Il percorso ha un’origine relativamente recente. Nel novembre scorso il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, segretario lombardo del partito, deposita una proposta di legge delega che punta a dotare Milano metropolitana di strumenti analoghi a quelli riconosciuti nell’agosto 2025 a Roma Capitale: autonomia finanziaria rafforzata, competenze di governo di area vasta modellate sul rango effettivo della metropoli, e soprattutto il superamento dell’attuale elezione di secondo livello della Città Metropolitana in favore dell’elezione diretta del sindaco e dell’assemblea metropolitana — passaggio già prefigurato dalla legge Delrio del 2014 per le città oltre i tre milioni di abitanti, e mai attuato. Il passaggio decisivo arriva il 13 gennaio, quando il Consiglio regionale della Lombardia approva quasi all’unanimità — cinquantuno voti favorevoli e tre astenuti — una mozione che avvia il percorso nelle commissioni Autonomia e Affari Istituzionali. Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Partito Democratico convergono su un impianto comune, accompagnati dalla soddisfazione esplicita di Fontana, che attraverso il sottosegretario Mauro Piazza saluta «la disponibilità espressa da parte di tutti».
La consigliera leghista Silvia Scurati, prima firmataria della mozione, sottolinea che l’iniziativa «nasce dal riconoscimento del ruolo strategico di Milano nel panorama internazionale». Il presidente della commissione Affari Istituzionali Matteo Forte, di Fratelli d’Italia, richiama il principio di sussidiarietà: «I poteri speciali non possono essere la riproposizione in piccolo di quelli centrali. Il pubblico deve favorire l’iniziativa dei cittadini e dei privati». Sul fronte riformista, la voce più autorevole è quella del vicepresidente regionale del Pd Emilio Del Bono, già sindaco di Brescia, con la formula-sintesi del dibattito: «Una legge speciale per Milano serve a Milano e serve alla Lombardia». «Non esiste una sola Lombardia — spiega Del Bono —, esistono diverse Lombardie, con tessuti sociali ed economici diversi. Governarla come se fosse tutta Milano, o come se fosse tutta altro rispetto a Milano, non fa l’interesse né dell’una né degli altri». Una legge speciale, conclude il capogruppo dem, libererebbe l’area metropolitana dalla compressione della gestione regionale ordinaria e alleggerirebbe il resto della Lombardia dalla pressione che la metropoli comporta.
Il sindaco Sala ha accolto la prospettiva con convinzione, e trova una sponda esplicita in Fontana, autonomista di lungo corso: «Sono convinto che sia necessario dare più autonomia anche a Milano». Il presidente segnala però un passaggio tecnico: il riconoscimento di una potestà legislativa piena, come avvenuto per Roma Capitale, richiederebbe una modifica costituzionale. Un nodo che riguarda la parte più ambiziosa del pacchetto, mentre altri contenuti — a partire dall’elezione diretta degli organi metropolitani — possono muoversi nel perimetro della legge ordinaria. Il dossier è maturo, la convergenza è reale, la direzione è tracciata. Milano, che entra negli ultimi dodici mesi del mandato Sala, può guardare al 2027 con una certezza in più: qualunque sarà la maggioranza che governerà la città troverà sul tavolo — se il percorso arriverà a compimento — strumenti amministrativi che le consentiranno un salto di qualità, di cui tutti, dai milanesi all’intero Paese, hanno bisogno.
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