Ambrogio
Milano e la rigenerazione delle periferie: i tre milioni stanziati sono una cifra modesta
Via Boffalora, piazzale Selinunte, via Ravenna. Tre indirizzi che a chi vive nel centro di Milano dicono poco, ma che per decine di migliaia di persone sono il paesaggio quotidiano: la fermata dell’autobus, il mercato rionale chiuso da anni, il cortile dove i ragazzi non hanno un posto dove stare. È da qui che il Comune ha deciso di ripartire, stanziando tre milioni di euro per trasformare spazi pubblici inutilizzati in centri di aggregazione. L’amministrazione coprirà fino all’ottanta per cento dei costi di riqualificazione, con concessioni di lungo periodo e un percorso partecipativo che coinvolge cittadini e associazioni. Per l’ex mercato di piazzale Selinunte il nuovo gestore dovrebbe essere individuato entro l’anno, con l’avvio operativo dal primo gennaio 2027.
È un segnale che va registrato con onestà intellettuale. In un momento in cui le periferie milanesi oscillano tra il racconto emergenziale della cronaca nera e l’oblio della politica, il fatto che tre assessori — Partecipazione, Welfare, Patrimonio — si presentino insieme in commissione per illustrare un piano integrato dice qualcosa sul metodo. Non un intervento calato dall’alto ma un tentativo di costruire risposte su misura, partendo dai bisogni reali dei quartieri. La scelta di piazzale Selinunte, cuore di San Siro e da anni simbolo delle fragilità periferiche, è tutt’altro che casuale.
Detto questo, sarebbe ingenuo non vedere il quadro d’insieme. Tre milioni sono una cifra modesta rispetto alla scala della sfida. Milano ha molti, troppi quartieri che attendono interventi di rigenerazione da anni. Le periferie sono il luogo dove la città cresce demograficamente — le famiglie giovani, i nuovi cittadini, i bambini che riempiono le scuole — ma dove i servizi restano più fragili: trasporti meno frequenti, presidi sanitari più radi, spazi pubblici degradati.
Il PGT parla di una Milano policentrica, ma tra la visione urbanistica e la realtà dei cortili la distanza resta ampia. Il punto non è sminuire ciò che si fa, ma chiedere che diventi l’inizio di qualcosa di strutturale. I centri sportivi comunali — centotrenta in tutta la città, con una presenza significativa proprio nei quartieri periferici — versano in larga parte in condizioni di obsolescenza. Le scuole hanno bisogno di manutenzione. Gli spazi di socialità per gli anziani si contano sulle dita.
La vera partita si gioca sulla capacità di chi amministrerà Milano dal 2027 di mettere le periferie al centro di una visione organica: non solo interventi puntuali, per quanto meritevoli, ma una strategia che tenga insieme casa, scuola, trasporti, lavoro, sicurezza e socialità. Le Olimpiadi hanno dimostrato che quando Milano ha una scadenza e una visione sa muoversi con efficienza. Serve applicare lo stesso metodo ai quartieri. Darsi un progetto e una data. Gli stessi, frequenti interventi in Consiglio Comunale dicono che non è un tema di destra o di sinistra. È il tema dal quale nascono quasi tutte le criticità e le prospettive della metropoli.
© Riproduzione riservata







