Ambrogio
Milano, l’università e lo stage: il rischio d’impresa scaricato sui giovani
Il primo anno di lavoro era una spesa dell’impresa. Il neoassunto rendeva poco e occupava il tempo di qualcuno più abile di lui: il datore pagava quel deficit perché sapeva di recuperarlo al terzo anno. Era un investimento privato in capitale umano, e nessuno lo chiamava così: sembrava il modo in cui funzionano le cose. Quel costo non è scomparso. Ha cambiato pagatore.
A maggio Assolombarda ha firmato con nove università milanesi un accordo quadro triennale su lauree e master di intelligenza artificiale, motivato da una diagnosi esplicita: i laureati in materie scientifiche del territorio sono cresciuti di oltre un quarto rispetto al 2014, ma soltanto una quota minima possiede competenze informatiche realmente spendibili. La lettura corrente è che l’università non prepari al lavoro. Ce n’è un’altra, meno lusinghiera per chi ha firmato: l’università è stata arruolata come ufficio formazione esternalizzato dell’impresa milanese, a spese di qualcun altro.
Il conto è milanese. Una stanza singola in città costa in media 704 euro al mese, dato di agosto di Immobiliare.it Insights: Milano resta la più cara d’Italia nonostante un calo del 4% sull’anno, contro una media nazionale di 575 euro. Dodici mesi di quella stanza fanno 8.448 euro, i due anni di una magistrale quasi diciassettemila, e sono soltanto il letto: non le tasse, non i libri, non la mensa. Il piano housing del ministero porterà in Lombardia 5.917 posti letto, 1.538 in provincia di Milano: una frazione della domanda di una città con quasi duecentomila iscritti. Poi arriva lo stage curricolare, spesso rimborsato con cifre simboliche.
È una traslazione di rischio, non un efficientamento. Il costo di formare qualcuno che poi risulterà bravo è un investimento che rende; il costo di formarsi da soli sperando di risultare bravi è una scommessa. La differenza è chi la perde quando va male.
Le conseguenze sulla composizione sociale sono aritmetiche. Una filiera d’ingresso che si allunga e si autofinanzia seleziona per sacrificio familiare prima che per talento, e a Milano lo fa in modo brutale, perché al costo degli studi si somma il costo di stare in città. Il ceto medio di provincia che per trent’anni ha mandato qui i figli a fare fortuna sta facendo i conti con un ingresso che costa quanto l’anticipo di un mutuo.
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