L'intervista
Guerra Grillo-Conte, Presutto contro il partito personale di Giuseppi: “Beppe vuole riprendersi il simbolo del M5S ma Di Battista seguirà un percorso diverso”
Vincenzo Presutto, già senatore del Movimento 5 Stelle, è stato tra i protagonisti della prima stagione parlamentare del movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Anche dopo la conclusione dell’esperienza istituzionale ha mantenuto un rapporto personale e politico con Grillo. Con lui analizziamo il ritorno in campo del fondatore e il futuro dell’area Cinque Stelle.
Senatore Presutto, il ritorno di Beppe Grillo è l’inizio di una nuova iniziativa politica o soltanto la resa dei conti con Giuseppe Conte?
«Entrambe le cose. Conte ha avuto un comportamento molto duro verso Grillo e verso ciò che, insieme a Casaleggio, il Movimento rappresentava: una rivoluzione positiva, capace di ridare voce ai cittadini. Quel patrimonio politico è stato stravolto. Grillo torna per riprendersi ciò che sente suo, a cominciare dal simbolo. Ma chi lo conosce sa che non è uomo da limitarsi a una rivincita personale: quando sente che c’è ancora una battaglia da combattere, torna in campo».
Conte ha trasformato il Movimento in una forza progressista strutturata, rompendo definitivamente con il fondatore. È stata un’evoluzione necessaria o uno stravolgimento dell’identità originaria?
«Non è stata un’evoluzione necessaria, né parlerei soltanto di stravolgimento: lo considero un utilizzo politicamente improprio dell’identità originaria. Conte ricorre spesso a formule come “fronte progressista”, ma dietro vedo soprattutto parole adattate alle convenienze del momento. Il Movimento era metodo, partecipazione, cittadini prestati alla politica. Oggi vedo invece un “non partito” costruito attorno a Conte e a una storia che non gli appartiene».

Che cosa l’ha delusa maggiormente del nuovo corso Cinque Stelle? L’organizzazione verticistica, l’alleanza con il Pd, l’abbandono delle battaglie delle origini o la perdita del rapporto con gli iscritti?
«Non esiste un nuovo corso del Movimento 5 Stelle, perché quel Movimento è finito. Oggi c’è un soggetto politico guidato da Conte, fortemente verticistico e che, a mio avviso, risponde sempre più a una logica di leadership personale anziché alla partecipazione collettiva delle origini. L’alleanza con il Pd ne certifica la trasformazione in una forza tradizionale di sistema. Le battaglie originarie e il rapporto con gli iscritti sono stati abbandonati da tempo: non posso essere deluso da qualcosa che, politicamente, non esiste più».
Si parla di una possibile intesa tra Grillo e Alessandro Di Battista, che valuta di portare l’associazione Schierarsi nelle istituzioni. Esiste davvero uno spazio politico comune o prevarrebbero presto divergenze e personalismi?
«Io questa intesa non la vedo e non credo che nascerà. Grillo e Di Battista oggi seguono percorsi diversi: Beppe è concentrato sul simbolo e su ciò che quel simbolo rappresenta, mentre Alessandro porta avanti da tempo il suo progetto con Schierarsi. Entrambi hanno uno spazio politico, ma distinto. Se Grillo tornasse davvero in campo con il simbolo del Movimento 5 Stelle, avrebbe ancora una forza politica e simbolica enorme».
Quale ruolo potrebbe avere Virginia Raggi? Può diventare il punto di raccordo tra Grillo, gli ex parlamentari e la base delusa oppure resterà nel Movimento guidato da Conte?
«Conosco Virginia Raggi e la considero una delle poche figure che incarnano ancora davvero il Movimento delle origini. Proprio per questo, vederla in quello che considero ormai il partito di Conte significa assistere alla compressione di una parte importante della sua identità politica. Potrebbe essere un punto di raccordo naturale tra Grillo, gli ex parlamentari e la base delusa, ma finché resterà lì credo che difficilmente potrà esprimere fino in fondo quei valori».
Grillo ha avviato anche una battaglia legale per il nome e il simbolo. Potrebbe appoggiare direttamente un nuovo movimento alle prossime elezioni politiche, anche senza riottenere il marchio Cinque Stelle?
«Non credo affatto che Grillo voglia tornare in politica senza il simbolo del Movimento 5 Stelle. Quel simbolo non è soltanto un marchio: è una storia, una battaglia, un’identità costruita con Gianroberto Casaleggio e con milioni di cittadini che ci hanno creduto. È difficile immaginare che Conte avrebbe avuto lo stesso peso politico senza il patrimonio di consenso e riconoscibilità legato al Movimento. Per Grillo, riprendersi quel simbolo significa riprendersi una parte della propria storia politica».
Un nuovo soggetto sostenuto da Grillo e Di Battista sottrarrebbe consensi a Conte fino a mettere in crisi il Movimento oppure potrebbe costringerlo a recuperare identità, radicalità e partecipazione?
«Conte difficilmente può recuperare l’identità, la radicalità e la partecipazione del Movimento originario, perché quei valori, per come li abbiamo vissuti, non appartengono alla sua storia politica. L’ingresso in campo di Grillo e Di Battista, anche attraverso percorsi distinti e paralleli, potrebbe sottrarre consensi a Conte, soprattutto tra gli elettori che continuano a riconoscere nel simbolo l’identità del Movimento delle origini».
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