È morto nella tarda serata del 24 dicembre, alla vigilia di Natale, puntandosi la pistola alla testa. È scomparso così all’età di 73 anni l’ex assessore regionale del Piemonte Angelo Burzi una delle figure di spicco del mondo politico locale nell’area del centrodestra e decano di Forza Italia, tra i fondatori del partito azzurro in Piemonte. 

Stando alle prime ricostruzioni dei carabinieri, intervenuti in serata venerdì, Burzi, che era solo nella sua abitazione di piazza Castello a Torino, si è sparato alla tempia con la sua pistola regolarmente registrata.

Laureato in ingegneria elettronica, imprenditore, fu eletto per la prima volta in consiglio regionale nel 1995. Rieletto nel 2000, nel 2005 e nel 2010, dal 1997 al al 2002 ricoprì la carica di assessore al bilancio. L’ultima iniziativa politica era stata, cinque anni fa, la fondazione Magellano: un ‘pensatoio’ per rilanciare la città di Torino.

Le indagini per capire il movente del gesto estremo di Burzi sono in corso, con l’ex assessore che, riferisce Repubblica, avrebbe lasciato alcune lettere destinate alla moglie e alle due figlie. Ma un collegamento potrebbe essere quello riguardante le sue vicende giudiziarie.

Burzi era stata chiamato in causa nei processi celebrati dal tribunale di Torino, ancora in corso, per le ‘Spese pazze’ in Regione, ovvero le presunte irregolarità nell’utilizzo dei fondi destinati al funzionamento dei gruppi consiliari.

Il 14 dicembre scorso l’esponente di Forza Italia era stato condannato dalla Corte d’Appello di Torino a tre anni di reclusione: tra il 2010 e il 2014, anni di ‘riferimento’ per l’inchiesta, Burzi era capogruppo del partito in Regione. 

A citare l’inchiesta è per esempio Roberto Cota, ex presidente della Regione Piemonte, condannato a un anno e 7 mesi nella stessa indaigne: “Angelo era intelligente, ma soprattutto di grande onestà e rettitudine. Ha vissuto con profonda ingiustizia Rimborsopoli, sulla quale credo sia ora necessario un approfondimento”, spiega all’Ansa l’ex governatore leghista. 

A proposito di Rimborsopoli, insiste l’ex presidente del Piemonte, “purtroppo Angelo non riusciva a farsi una ragione della ingiustizia subita che, tra l’altro, ha portato a un inspiegabile differenza di risultati rispetto a spese assolutamente uguali e anche a sentenze diverse su fatti analoghi. Per questo credo sia necessario un serio approfondimento pubblico della vicenda, perché c’è stato un accanimento giudiziario che dura ormai da quasi dieci anni”.

Collegamento con l’indagine a carico di Burzi che arriva anche da Guido Crosetto, esponente di Fratelli d’Italia piemontese come l’ex assessore forzista: “Questa notte, Angelo Burzi, amico da 20 anni, intelligente e raffinato, uomo scorbutico, arguto, tenero e profondo, ha deciso che non valeva più la pena vivere in questo mondo. Piegato da anni di assurde ingiustizie e violenze giudiziarie, ha detto “basta!”. Addio, amico mio“.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia