La guerra fredda tra Grillo e Conte potrebbe degenerare. La presentazione del neo-movimento, prevista per domani a Roma, è stata cancellata. E crescono perfino i rumors su un divorzio imminente, con il garante da una parte e l’ex premier dall’altra. La faida tra le correnti potrebbe ricomporsi e ripescare anche nella pulviscolare area dei dissidenti e richiamare in servizio perfino Di Battista, sempre molto legato al fondatore. Alla polemica fanno da sfondo le altre questioni da risolvere in casa 5 Stelle: il nuovo statuto, la carta etica. Il ruolo del fondatore e quello del leader. Il limite dei due mandati. I due litiganti avrebbero fatto ricorso ai rispettivi legali per negoziare l’accordo.

Attraverso Enrico Grillo e Mario Turco, stanno tentando l’ultima mediazione: l’accordo prevedrebbe che sui temi importanti non deve essere il garante Grillo ad anticipare pubblicamente le decisioni ma prima deve mettersi d’accordo con l’avvocato di Travaglio-Bonafede. Cosa non facile e non scontata: Beppe Grillo è disilluso e riottoso. «Se ci riescono, mercoledì chiudono l’accordo», ci garantisce una fonte interna. E in una guerra fredda non poteva mancare il Vaticano che ieri è entrato a gamba tesa nella vexata quaestio del Ddl Zan. «Vìola il Concordato», ha detto la Santa Sede. La questione atterra sul Movimento, forte sostenitore del provvedimento, creando un nuovo imbarazzo nella già delicata trattativa in corso tra il fondatore Beppe Grillo e il leader in pectore Giuseppe Conte. Laico il primo, cattolico il secondo, i due numeri uno stanno parlando tramite i rispettivi legali che provano a ricucire con un codice di comportamento condiviso.

Le chat interne sono tornate arroventate. Grillo è furente contro l’avvocato del popolo: si è reso conto che lo scippo della leadership rischia di essere definitivo. Ha capito che Conte punta alla gemmazione di un movimento legalitario moderato e governista che appoggia oggi il Pd e domani chissà, una Dc in sedicesimo. E se vuoi rifare una Dc, non puoi voltare le spalle a piazza San Pietro. Il primo e più grande sponsor di Conte rimane d’altronde quell’avvocato Guido Alpa che, per la manifesta prossimità con Opus Dei, gli studenti accorrono ad applaudire all’Università pontificia della Santa Croce, alle spalle di piazza Navona, dove Alpa tiene anche in questi ultimi anni fior di lectio magistralis. Sin dall’arrivo a Roma, matricola universitaria, Conte alloggia a Villa Nazareth, e di lì a poco diventa il prediletto di Monsignor Achille Silvestrini, potente guida dell’ala sinistra della Chiesa. Durante i funerali del cardinale, Papa Francesco aveva indugiato per alcuni minuti con l’allora premier Conte, che le cronache ricordano affranto al pari dei collaboratori più stretti. «Figuriamoci se oggi Conte, che viene da quel mondo, si mette a replicare alla Santa Sede», ci confida infatti Elena Fattori, che dal M5S è uscita in tempi non sospetti. Conte tace, in effetti. E non è il solo.

Tace il ministro degli Esteri, Di Maio. Tace il presidente della Camera, Fico. E nascosto da qualche parte rimane in silenzio anche Vito Crimi, reggente pro-tempore ancorché contestato. Rompe il voto del silenzio calato sul Movimento il presidente della commissione Giustizia della Camera, Mario Perantoni: «È un passo incredibile, siamo sconcertati». Giuseppe Conte e Beppe Grillo sembrano divisi su tutto e hanno da risolvere i fondamentali. L’ex premier ha chiesto ai suoi colonnelli di valorizzare l’approvazione del Pnrr, rivendicandone la paternità. Risponde all’appello Patuanelli: «Il M5S deve essere orgoglioso dell’approvazione da parte dell’Ue del Pnrr. Perché in quel piano ci sono tante delle nostre idee, battaglie, progettualità e una visione del futuro».

I pompieri non possono nascondere l’incendio che divampa in casa Cinque Stelle e non sono pochi ad aspettarsi un colpo di scena possibile anche sul Ddl Zan. Sulle Unioni civili nella scorsa legislatura andò così: doveva essere una battaglia del Movimento, poi accadde qualcosa, verosimilmente un input da Oltretevere, e al Senato i 5S improvvisamente si astennero. Grillo sbraiterà, Conte proverà a fare gli esorcismi. Contemperare due Papi non è facile in Vaticano, figuriamoci nel Movimento.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.