Il sequestro del magistrato Mario Sossi, nel 1974, fu un punto di svolta nella lotta politica in Italia. Segnò l’inizio della guerriglia, della battaglia armata, che stravolse l’immagine della sinistra ed ebbe un peso fortissimo nel modificare il senso comune e i rapporti di forza tra i partiti. Gli anni di piombo erano iniziati cinque anni prima, con la bomba di Piazza Fontana, cioè con un attentato da attribuire quasi certamente ai servizi segreti, e quindi all’establishment. Ma la lotta armata vera e propria, con caratteristiche di massa e con la partecipazione di una parte cospicua della generazione che chiamavamo dei baby boomers, ragazzi nati dopo la guerra, iniziò con il sequestro del magistrato.

Mario Sossi è morto ieri a Genova a ottantasette anni. Di lui si ricordano poche cose: l’inchiesta contro il primissimo nucleo dei terroristi genovesi (e italiani) quelli della banda XXII ottobre che alternava rapine a modesti attacchi politici, poi il rapimento (che fu una punizione per quella inchiesta) la liberazione e infine, negli ultimissimi anni, una partecipazione alle attività della destra estrema: si candidò per Forza Nuova alle Europee del 2009. Aveva quasi ottant’anni.

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Quando lo rapirono le Br invece era un giovane magistrato, neanche quarantenne, piuttosto reazionario o comunque ultralegalista. Allora era la destra che era legalista e la sinistra garantista, poi, come sapete, le cose cambiarono. Iniziarono a cambiare, forse, proprio col sequestro Sossi, quando il partito comunista capì che aveva un nemico mortale alla sua sinistra, e che conveniva affidarsi alla magistratura per combatterlo. Berlinguer decise quella linea: la fermezza, il rigore.

Sossi fu rapito da un commando delle allora emergenti Br il 18 aprile del 1974. Il commando era composto da una decina di ragazzi poco più che ventenni, guidati da Alberto Franceschini, che aveva 27 anni e da Mara Cagol (moglie di Renato Curcio) che ne aveva 29. Le Br chiesero in cambio della liberazione del magistrato la scarcerazione di cinque o sei esponenti della banda XXII ottobre. Lo Stato trattò. Il ministro dell’Interno era Paolo Emilio Taviani, democristiano, conservatore, ex partigiano, uomo colto, carismatico e duttile, genovese. Cedette sulla liberazione. Il Pci non si oppose alla trattativa. La Corte d’Appello di Genova accettò di scarcerare i militanti della XXII ottobre (che due anni prima avevano ucciso un impiegato delle Case popolari che cercava di difendere i soldi delle case popolari dai rapitori: si chiamava Alessandro Florit, 23 anni, c’è una foto del momento in cui gli sparano in testa dalla lambretta) e il sequestro Sossi finì bene. Durò più di un mese: dal 18 aprile al 23 maggio. La svolta fu la decisione della Corte d’Appello che fu resa pubblica il 20 maggio. Nelle Br ci fu uno scontro tra Cagol e Franceschini, cioè tra chi voleva aspettare che la liberazione dei terroristi avvenisse e chi si accontentava della promessa. Vinsero le colombe. Ma il procuratore di Genova, Francesco Coco, che era il superiore di Sossi, si rifiutò di eseguire l’ordine. Non liberò quelli della banda. Ricorse in Cassazione e vinse. La promessa dello Stato non fu mantenuta e le Br reagirono. Nonostante il colpo che sembrava mortale ricevuto in settembre con l’arresto di Franceschini e Curcio, e poi il colpo ulteriore, un anno dopo, dell’uccisione in uno scontro a fuoco di Mara Cagol, si riorganizzano e alzarono il livello dello scontro. L’8 giugno del ‘76 commisero il loro primo omicidio intenzionale: uccisero Francesco Coco, il Procuratore che non aveva liberato quelli della XXII ottobre. Da allora fu un fiume di sangue.

Quella primavera del ‘74 fu una delle più tormentate della storia della Repubblica. Mentre Sossi era prigioniero si svolse il referendum sul divorzio, il 12 maggio, e la Dc fu battuta. Amintore Fanfani spazzato via.  Due settimane dopo i fascisti fecero esplodere una bomba a Brescia, durante un comizio sindacale: 8 morti. Un orrore. Intanto si era svolta la drammatica trattativa con le Br, che fino a quel momento, almeno a sinistra, venivano chiamate le sedicenti brigate Rosse. Già, il Pci sosteneva che fossero un gruppo di terroristi di destra. Fino a quel momento l’impressione era che il terrorismo fosse solo di destra, o di stato, nessuno credeva alla lotta armata. Si pensava che il terrorismo fosse figlio di piazza Fontana. Invece era una reazione a piazza Fontana. Dal giorno che Sossi tornò a casa, libero, cambiò tutto. Il terrorismo aiutò la sinistra o la destra? La Dc o il Pci? Le riforme o la restaurazione? Non si è mai discusso molto di questo. Ci si è limitati a un giudizio morale. Invece sarebbe una discussione interessante.

Paolo Comi