Sono spariti nel nulla esattamente il 31 gennaio di tre anni fa e da allora ancora non è stata fatta luce su cosa sia successo a Raffaele Russo, Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, i tre napoletani scomparsi in Messico. Il prossimo 22 febbraio inizierà il processo che vede imputati i quattro poliziotti ritenuti responsabili di avere venduto ai narcos i tre.

Uno degli agenti imputati, secondo quanto appreso dall’Ansa, è morto in carcere nei giorni scorsi. Francesco Russo, rispettivamente figlio, fratello e cugino dei tre scomparsi, parteciperà alle udienze per via telematica, insieme con i suoi legali, l’avvocato italiano Claudio Falleti e l’avvocato messicano Joaquin Esparza Mendez. La famiglia dei tre napoletani residenti a via Amerigo Vespucci c’è ancora la speranza che i loro familiari siano vivi e non smettono di lottare per fare chiarezza su quanto accaduto.

Si sentono abbandonati dallo Stato e dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Anche i miei familiari sono italiani – ha detto Francesco Russo al Riformista – perché vengono trattati come cittadini di serie B? Non è possibile che da quando Luigi Di Maio è diventato ministro degli Esteri, nel settembre 2019, non si è mai occupato della vicenda. Non ha mai risposto ai nostri appelli, praticamente non l’abbiamo mai sentito”.

Luigi Di Maio sembra aver completamente archiviato la questione tanto che in un video diffuso sui social lo scorso dicembre, in occasione dell’annuncio del rientro in Italia di Chico Forti dagli Stati Uniti, affermava sorridente che “come abbiamo fatto per i pescatori, per Silvia Romano e per tante altre persone che quest’anno abbiamo riportato a casa. Non ci sono più rapiti all’esterno di nazionalità italiana in questo momento”. Una gaffe che non è sfuggita alla famiglia Russo. “Sono parole che ci ha fatto molto male – commenta Francesco – siamo stati completamente dimenticati, trattati come cittadini di serie B”.

A febbraio inizierà il processo e novità potrebbero emergere. “Ringraziamo l’ambasciata italiana in Messico – dice l’avvocato Falleti – per i contatti continui anche se la sede centrale della Farnesina sembra essersi dimenticata dei nostri connazionali, abbiamo interpellato diverse volte il ministro di Maio ma senza esito. In un momento difficile come questo che il mondo sta attraversando esprimo lo mia solidarieta’ anche alla famiglia di Luca Ventre, l’italiano morto in Uruguay nella speranza che per tutti gli italiani all’estero vittime di reati, venga resa giustizia”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.